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14/03/12

Coca Cola e Pepsi: colorante davvero cancerogeno? RITIRATO DALLA BEVANDA!!


colorante coca-cola
Il colorante rimosso recentemente dalla ricetta della Coca Cola e dalla Pepsi perché consideratocancerogeno , sembrerebbe meno pericoloso di quanto paventato dalle autorità californiane.
Appena due giorni fa i due colossi americani delle bevande gassate hanno annunciato di aver escluso dall'elenco degli ingredienti delle loro bevande il colorante 4-methylimidazole, etichettato come cancerogeno dallo Stato della California.
Ma è davvero così pericolosa questa sostanza?
Secondo alcuni scienziati sembrerebbe proprio di no. "Non c'è assolutamente alcun rischio per l'uomo" – ha commentato Alessandro Barelli, tossicologo del Centro antiveleni del Policlinico Gemelli di Roma, in riferimento alla decisione dello Stato della California di inserire nella lista delle sostanze cancerogene il colorante 4-methylimidazole, usato dalla Coca Cola e dalla Pepsi. E proprio in questi giorni i due colossi del beverage stanno provvedendo a modificare la formula delle loro bevande, per evitare di dover apporre una etichetta per avvertire i consumatori del "rischio cancro". Proprio come avviene già per le sigarette.
Ma l'allarme è stato contestato anche dalla Food and Drug Administration (Fda), autorità statunitense che regolamenta il settore alimentare, secondo la quale per avere dei seri rischi alla salute da questa sostanza si dovrebbero bere circa 1.000 lattine di Coca Cola al giorno. La stessa quantità che gli studiosi hanno somministrato agli animali che hanno poi riscontrato un tumore.
Concetto ribadito dallo stesso Barelli: "Il colorante in questione, il 4-mei, si è dimostrato cancerogeno per i ratti, ma non c'è alcuna evidenza scientifica in tal senso sull'uomo". Inoltre – come ha affermato lo stesso tossicologo - "si potrebbe eventualmente parlare di qualche tipo di rischio per la salute, anche se non strettamente o unicamente connesso a questo particolare colorante, solo se si consumassero tali bevande in dosaggi enormi, cioè in quantità non compatibili con dosaggi umani". Di fatto – ha aggiunto lo scienziato - "sull'uomo non c'è alcuna prova di tossicità per le sostanze contenute nella Coca cola".
E allora, perché questa polemica?
Secondo l'esperto si tratta di una strategia commerciale tra lobby, che non ha nulla a che fare con la salute dei cittadini.
"E' una polemica che va avanti da alcuni mesi – ha detto il medico – ma le motivazioni che sono alla base sono "di tutt'altro genere. Questa è una battaglia commerciale, non certamente una battaglia sanitaria o per la salute del cittadino".
E allora?
Secondo Barelli, "dal momento che non ci sono evidenze scientifiche a sostegno dell'ipotesi di tossicità di tale colorante sull'uomo, bene ha fatto la Fda a minimizzare in qualche modo l'allarme".
Insomma, stando al giudizio degli esperti, il colorante 4-methylimidazole presente nella Coca Cola e nella Pepsi non provocherebbe il cancro. Resta comunque il fatto che si tratta di una sostanza artificiale (una delle tante presenti nelle lattine di Coca e Pepsi), che di certo non giova alla salute dell'uomo. In breve: se non possiamo farne a meno, riduciamo almeno il consumo di queste bevande che, a prescindere dal colorante in questione rappresentano uno dei peggiori cibi spazzatura dei nostri tempi.

I 10 Paesi piu' inquinanti del Mondo: ecco chi emette piu' CO2!


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Quale paese emette la maggior quantità di anidride carbonica? Dopo le varie conferenze internazionali sul clima e in previsione di Rio+20, la risposta a questa domanda è diventata una questione politica, ambientale e, soprattutto, economica.
Ecco una lista dei 10 paesi maggiormente inquinanti. Non è una sorpresa: le più grandi economie mondiali, quelle comprese nel G8 per intenderci, si trovano in cima alla classifica basata su una ricerca del Centro di Informazione e Analisi sul Diossido di Carbonio statunitense.

10. ARABIA SAUDITA

Le emissioni di anidride carbonica in Arabia nel 2010 erano pari a 493726 tonnellate. Si tratta di uno dei paesi più economicamente sviluppati del Medio Oriente. Le sue industrie di petrolio e gas naturale e il settore dei trasporti sono le principali cause dell’inquinamento dell’aria. Di recente il principe Abdulrahman Bandar Al-Saud, nipote del re, ha fatto una scoperta che, se confermata, potrebbe essere una concreta soluzione al problema. Egli ha infatti individuato alcune rocce, molto comuni in Arabia, in grado di assorbire l’inquinamento atmosferico ed idrico. Queste pietre antiche sarebbero in grado di formare un elemento chiamato “carbone attivo” che, se lavorato, diventa estremamente poroso. Ciò gli consente di assorbire altro materiale, che potrebbe essere rappresentato proprio dal carbonio diffuso nell’aria, oppure dagli agenti chimici che inquinano le acque, in maniera tale da ridurli, inglobandoli.

9. CANADA

Il Canada è in questo periodo sotto i riflettori soprattutto per il discorso delle sabbie bituminose, motivo per il quale il Paese è anche uscito quest'anno dal Protocollo di kyoto. Jean-Michel Cousteau, figlio dell’esploratore Jacques Cousteau, inoltre, ha recentemente riacceso le preoccupazioni in merito alle sostanze inquinanti in Canada che sarebbero la causa dell’aumento dei casi di tumore tra alcuni mammiferi, in particolare tra i beluga. La contaminazione di agenti inquinanti in alcuni mammiferi risulta davvero preoccupante. In effetti, le emissioni di anidride carbonica del paese nel 2010 erano pari a 518475 tonnellate. Già nel 1980, il New York Times aveva segnalato il possibile legame tra i rifiuti industriali e le morti per cancro di alcuni beluga presso il St. Lawrence River affluente dei Great Lakes.

8. COREA

L’inquinamento da petrolio è una forma di contaminazione dell’ambiente naturale causata da petrolio greggio, o più generalmente dagli idrocarburi che lo compongono. Detto fenomeno può interessare l’aria, il suolo e con maggior frequenza e gravità il mare. E’ proprio questa la grande piaga della Corea, dove le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 563126 tonnellate. Il traffico intenso e l'inquinamento industriale hanno spinto il governo coreano a prendere severi provvedimenti di natura ecologica, soprattutto per quanto riguarda la lotta contro lo smog e l'inquinamento idrico. A seguito di tali misure la situazione è migliorata, ma resta ancora molto problematica.

7. IRAN

In Iran la sola città di Ahvaz, famosa per i pozzi petroliferi, produce un terzo dell’inquinamento totale del paese, dove le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 574667 tonnellate . L’Iran possiede la terza riserva di petrolio più grande del mondo nonché la seconda riserva naturale di gas più estesa del globo. Non stupisce quindi l’inquinamento estremo dell’aria circostante. La capitale Teheran è vittima dello smog al punto tale da aver dovuto recentemente “chiudere per inquinamento”, sbarrando per una settimana le porte di scuole, uffici ed esercizi pubblici. Gli ospedali della città registrano inoltre un sempre crescente aumento di pazienti con problemi respiratori.

6. GERMANIA

Per far fronte alla drammatica situazione degli ultimi anni (le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 762543 tonnellate ), la Germania ha recentemente inaugurato un impianto che elimina, sotterrandole, le emissioni di Co2 dovute alla combustione del carbone, una delle principali fonti energetiche del Paese. E' inoltre impegnata in prima linea nello sviluppo di fonti rinnovabili a partire da fotovoltaico ed eolico.

5. GIAPPONE

Le emissioni di gas serra del Giappone preoccupano tutti, in primo luogo il governo nipponico che rischia di non poter raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. Il paese del Sol Levante, con le sue 1138432 tonnellate di emissioni di anidride carbonica, non riuscirà ad eliminare le emissione nocive, come si era proposto, entro il 2050. Infatti i gruppi industriali, causa principale dell’inquinamento, si oppongono con forza a qualsiasi iniziativa del governo che miri a migliorare la qualità dell’aria e non solo.

4. RUSSIA

In Russia pullulano ancora le armi chimiche costruite in occasione della seconda guerra mondiale. E’ inoltre situato proprio qui il più grande complesso di smaltimento dei metalli pesanti al mondo. Le imponenti emissioni di anidride carbonica (pari a 1688688 tonnellate) hanno comportato un aumento generale di livello di contaminazione del sangue dei bambini: a oggi esso supera del 20% il limite massimo consentito negli Stati Uniti.

3.INDIA

In India le emissioni di anidride carbonica nel 2010 erano pari a 2069738 tonnellate. Lo spreco di pelli da concia contamina il fondo dei corsi d’acqua, dai quali partono pericolose esalazioni di cromo (forse le ricorderete nel film Erin Brockovich, con Julia Roberts), che fa in modo che l’acqua, a contatto con la pelle, crei reazioni fastidiose simili a quelle provocate dalle punture d’insetto.

2. USA

Nonostante la legislazione approvata negli scorsi anni, i livelli di inquinamento negli Stati Uniti sono tuttora decisamente elevati rispetto a quelli europei (5492170 tonnellate di emissioni di anidride carbonica). Negli Stati Uniti la multa massima per lo scarico di rifiuti tossici è di 25 000 dollari, una spesa che molte grandi industrie possono permettersi di sostenere, senza essere costrette a prendere provvedimenti di abbattimento delle strutture inquinanti.

1. CINA

In molte città cinesi, i residenti si scontrano letteralmente con coltri di smog (8240958 tonnellate di emissioni di anidride carbonica) quando rientrano dal lavoro la sera. Si tratta senza alcun dubbio dello stato con il maggior tasso di inquinamento al mondo. La crescita economica cinese ha generato cambiamenti di grande impatto nei consumi tipici dell’Occidente. Il modello di crescita, pertanto, implica che milioni di persone ogni anno utilizzino l’auto per muoversi in città e consumino in massa prodotti poco riciclabili.

13/03/12

Dieta: la carne rossa aumenta del 20% il rischio di morte!


carne rossa
L'elisir di lunga vita? Probabilmente è una dieta senza carne rossa, il cui consumo aumenta sensibilmente il rischio complessivo di morire di ben 20 punti percentuali. Sulla scia di numerosi studi che hanno sostenuto la pericolosità di una dieta ricca di proteine rosse, una nuova ricerca di An Pan della Harvard School of Public Health di Boston, pubblicata sulla rivistaArchives of Internal Medicine, è riuscita a determinare il rischio di morte complessivo, e non solo di cancro e malattie cardiovascolari.
Insomma, il nuovo studio americano lancia ancora una volta un importante monito: il consumo abituale di carni rosse, ancor più se sono trattate, come wurstel o bacon, ai quali vengono aggiunti grassi saturi, sodio e nitrati, contribuisce alla morte prematura. Gli esperti sono giunti a questa conclusione nel corso del periodo di monitoraggio, in cui hanno coinvolto ben 37.698 uomini e 83.644 donne, seguendo il campione per una media di 28 anni e registrato in tutto 23.926 decessi, di cui 5.910 per malattie cardiovascolari e 9.464 per cancro.
Conclusione? I ricercatori hanno scoperto che la mortalità totale aumenta in media del 12% per ogni porzione in più di carne rossa, del 13% per tagli di carne non troppo lavorati e di ben 20% se molto lavorati a livello industriale. Ma c'è di più: secondo i ricercatori, sostituendo una porzione di carne rossa con una di pesce, o con pollame, frutta secca, legumi, latticini magri o cereali integrali si riduce il rischio di morte: del 7% con il pesce, del 14% con il pollame, del 19% con la frutta secca, 10% coi legumi, 10% coi latticini magri, 14% con i cereali integrali.
"Abbiamo stimato – scrivono i ricercatori - che il 9,3% negli uomini e il 7,6% nelle donne dei decessi totali documentati durante il periodo di monitoraggio di questo studio potevano essere prevenuti se tutti i partecipanti avessero consumato meno di 0,5 porzioni al giorno di carne rossa". Numeri che, forse, sarebbero saliti ancora di più se di carne non ne avessero consumata affatto.

Coop e Katharine Hamnett per l'abbigliamento solidale:

Un'intera linea disegnata dalla famosa stilista, da sempre impegnata nella promozione di una moda etica e rispettosa dell'ambiente. Da poco in vendita nella grande distribuzione.


“TOGETHER IS POSSIBLE”, “LOVE”, KNOWLEDGE IS POWER”, ma anche “GENIUS” e “SAVE THE FUTURE” per i più piccoli, sono i messaggi lanciati nella nuova collezione primavera estate 2012 e disegnati dalle mani di Katharine Hamnett, in esclusiva per Solidal Coop.

Una linea di abbigliamento tutta in cotone biologico e certificata Fairtrade, proveniente dall'India, in grado di garantire alle popolazioni e ai coltivatori locali una giusta remunerazione e all'ambiente l'adeguata protezione.

Definita da Vogue la “Regina del Green”, la Hamnett è una delle pioniere della moda etica e già alla fine degli anni '80 inzia a fare ricerche sugli impatti delle coltivazioni industriali di cotone che servivano l'industria dell'abbigliamento, scoprendo abusi, avvelenamenti e condizioni di lavoro di quasi schiavitù.

Perché un messaggio funzioni, non si può fare a meno dell'estetica: la scelta cade allora sulle t-shirt che hanno reso famosa la stilista in tutto il mondo, fin dalla fine degli anni '70. “Ci siamo trovati subito in accordo, perché condividiamo gli stessi valori – ha spiegato la Hamnett – in questo modo con COOP, siamo riusciti a rendere equa e solidale tutta la filiera produttiva”.  

La collezione comprende mini abiti, polo, shorts per donna; pantaloni, polo, camice per uomo e t-shirt per bambini: “La scommessa – aggiunge Domenico Brisigotti, Direttore Prodotto a marchio COOP – è quella di generare un cambiamento duraturo nel tempo. Cambiamento che parte dal consumatore, un po' più povero, ma molto più consapevole”.


Katharine Hamnett con una delle t-shirt da lei disegnate.

Cosa significa cotone “biologico”

Significa rivoluzionarne la coltivazione e la lavorazione. Niente pesticidi e fertilizzanti chimici, rotazione colturale, lotta integrata; tutti aspetti che comportano un crescita conoscitiva e professionale anche del coltivatore, aiutato da ricerca e sperimentazione. Secondo i dati Textile Exchange (organizzazione americana impegnata nella diffusione dell’uso delle fibre biologiche), nel solo 2009-10 sono state prodotte 241.000 tonnellate di cotone biologico, con un incremento del 15% rispetto al periodo precedente.

Fanno riflettere le parole della Hamnett: “Siamo noi consumatori che controlliamo il mercato. Con le nostre scelte possiamo portare grossi aiuti agli agricoltori e coltivatori più svantaggiati”. Insomma “STOP AND THINK” e “SAVE THE FUTURE”.

Veicoli elettrici: come sempre la Cina muove grandi numeri…


 
Shenzhen è una grande metropoli cinese che conta oltre 9 milioni di abitanti e che già in passato aveva cercato di rimediare al persistente inquinamento dotandosi di una flotta di 500 taxi elettrici.
Recentemente, la città ha annunciato l’aggiunta di 1.500 nuovi veicoli a quelli già esistenti: con 1.300 autobus e 700 taxi, saranno 2 mila i mezzi a circolare per le strade.
La flotta elettrica è stata acquistata dalla società BYD con sede a Shenzhen con un duplice obiettivo: promuovere l’occupazione lavorativa interna e incoraggiare i cittadini ad acquistare un veicolo elettrico che possono testare quotidianamente e reperire facilmente in loco.
Con queste novità in materia di trasporto pubblico, l’amministrazione comunale spera di abbattere ulteriormente i livelli di inquinamento, che costituiscono un grosso problema per la salute cittadina, e contemporaneamente far scendere il costo del carburante.
A quando simili investimenti anche in Italia? ce lo aspettiamo presto, anzi lo auspichiamo!