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16/04/12

Pecoranera: la storia del ragazzo che volle diventare un contadino. Intervista all'autore


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Devis Bonanni non ha ancora compiuto 28 anni. Quando ne aveva 24 ha deciso di cambiare la propria vita. Prima ha lasciato un buon lavoro da tecnico informatico, poi una bella cameretta nella casa di famiglia, una macchina e la tv. Ha deciso di andare a vivere in una baita nelle montagne sopra Udine. Terra aspra e non certo accomodante. Ha chiamato il suo appezzamento di terreno “Pecoranera”, lo stesso soprannome con cui lo indicavano in paese quando era adolescente. Ha iniziato a coltivare la terra, a vivere dei suoi frutti e a muoversi solo in bici. 
Da quattro anni tiene un blog: è così, tramite il passaparola digitale che la sua storia è diventata nota. Tanto da essere diventata un libro dal titolo “Pecoranera: un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura”  in uscita il 6 marzo per la casa editrice Marsilio. In anteprima riportiamo un breve passo tratto dal libro.
“Non c’era ritorno possibile da quell’atto. Una volta ancora avevo scatenato l’inevitabile con ragionevole follia. C’erano lunghe giornate nei campi ad attendermi. Libero com’ero da qualsiasi impiccio mi sarei dedicato anima e corpo a quella terra. Degli appezzamenti sui quali sorge Pecoranera circa un terzo è della mia famiglia. Un altro terzo è utilizzato per gentile concessione dei proprietari, in cambio di qualche cesto di verdure. L’ultima parte l’ho acquistata nell’autunno precedente le mie dimissioni dal lavoro. Quell’anno iniziava il vero e proprio esperimento di autosufficienza alimentare. Con Alvise avrei coltivato il mais. Luca mi avrebbe dato una mano con le patate mentre il resto del campo si sarebbe diviso tra fagioli e verdure estive. La serra avrebbe fornito un abbondante surplus di pomodori da commerciare, ma l’idea era di inserire in quest’attività anche la farina da polenta, i fagioli e qualche quintale di patate a pasta bianca e rossa”.
Ti senti uno che ha intenzione di cambiare il mondo?
Ho sempre pensato che fosse un errore immaginare di dover fare cose per salvare l’ambiente. La natura è mille volte più grande di noi e il potere con cui possiamo incidervi è infinitesimale. Penso piuttosto di dover fare qualcosa di bello per me: decidere di vivere in modo naturale o all’aria aperta fa bene innanzitutto al mio corpo. Presuppongo però che quello che cerco per me stesso possa essere una proposta di vita anche per qualcun altro. È per questo che ne parlo.
Da cosa è nata l’idea di scrivere un libro sulla tua esperienza?
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Ho iniziato a scrivere il blog in tempi non sospetti, quando queste tematiche erano ancora poco sentite. Stavo per lasciare il lavoro e avevo cominciato a riflettere su alcune questioni che poi ho approfondito nel tempo. Ho intrapreso l’avventura della scrittura con la voglia di raccontare e di cercare contatti. In un certo senso era un modo per non sentirmi solo. Il libro è stata una naturale evoluzione di quell’esperienza.
In cosa ti senti differente dai tuoi coetanei?
Mi sento differente da tutti quei coetanei che vivono in maniera automatica: senza riflettere in modo critico sul mondo che li circonda e senza sforzarsi di avere un opinione. Sento nelle persone della mia età la disaffezione nei confronti della politica e la mancanza di un vero senso civico. Penso invece che i problemi contingenti siano importanti eoccuparsene non significa compiere scelte radicali come le mie, ma semplicemente interrogarsi. Io so per esempio che anche se non avessi intrapreso questo percorso, mi sarei comunque fatto domande sul mio senso nel mondo.
Per me, lasciare il lavoro a 24 anni, andare a vivere in una casetta in montagna, decidere di coltivare la terra e spostarmi in bici sono state azioni simboliche che esprimevano un bisogno di distinguermi, anche attraverso comportamenti radicali. Ora sento meno la necessità di dimostrare e ho ritrovato un mio equilibrio: vivo in un appartamento normale e ho rinunciato all’idea di essere vegano. Nel complesso però continuo a coltivare il mio stile di vita.
Nel tuo libro sono numerose le citazioni tratte da “Walden, ovvero la vita nei boschi” il libro-culto di Henry Thoreau e Into the Wild, il film diretto da Sean Penn sulla storia vera di Christopher Mc Candless. Cosa ti ha fatto sentire vicino a queste due esperienze molto diverse tra loro?
Ho visto Into the Wild al cinema una settimana dopo essermi licenziato. Ricordo di essermi riconosciuto in quel bisogno estremo di avventura che ti prende quando sei molto giovane. Sentivo molto mia la forza con cui Cristopher Mc Cordless decide di rifiutare la società da cui proviene con la voglia di cercare altrove il senso da dare alla vita, oagli oggetti attorno a sé. Per quanto riguarda Thoreau invece: l’avevo letto qualche anno prima e ricordo che era stato come trovare un maestro. Improvvisamente avevo di fronte qualcuno che aveva trovato le parole con cui fare chiarezza in quel subbuglio di pensieri che io sentivo di provare. Pensai subito che quello dovesse essere il mio manifesto.
Libri e natura sono due elementi che nel libro ritornano spesso e puntellano la tua formazione personale. Che significato hanno per te?
Sono sempre stato molto attratto dalle parole, dai ragionamenti e dalla filosofia fino a quando, un giorno, ho cominciato a provare un senso di nausea nei confronti di tutte quelle discussioni che rimanevano troppo fini a se stesse. Per contrappasso, ho smesso di leggere e ho deciso di toccare con mano le cose. Oggi sento di aver bisogno di far passare le idee attraverso il contatto: fare l’orto, decide di vivere in un certo modo è stato il mio modo di mettere in pratica tanti insegnamenti ricevuti dai libri.
Nel tuo libro, si parla spesso di frugalità, un termine che comincia a sostituire concetti percepiti come maggiormente punitivi come rinuncia o decrescita. Cosa significa per te frugalità?
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Siamo convinti che il benessere coincida con un certo modo di consumare. La frugalità invece èsaper fare e saper fare a meno. Per me ha significato cercare di riempire il vuoto lasciato dalle cose inutili con un senso nuovo, per cercare un diverso equilibrio. Nella mia esperienza, liberarmi delle cose ha significato anche provare un certo sollievo: abbiamo molte cose cui badare, che spesso richiedono sforzo non solo da parte dell’ambiente (se si parla di smaltimento), ma anche da parte nostra. Nella misura in cui devo scegliere quelle poche cose di cui circondarmi sono costretto a ripensare il loro senso nella mia vita: perché faccio questo? Posso farne a meno? Mi serve davvero? Posso fare in un altro modo? E questo non è meno, è di più.
E voi, riuscireste ad essere come lui?

15/04/12

CoReVe: le sei citta' piu' brave a riciclare il vetro

Le sei citta' piu' brave a riciclare il vetro sono Piacenza, Fano, Lecce, Padova, Prato e Teramo. Lo ha decretato il CoReVe, il consorzio nazionale per il recupero del vetro durante il suo evento Green Tour, in cui sono stati pubblicati anche i dati relativi alla raccolta di questo materiale nell'ultimo anno. I Green Award per Piacenza, Fano e Lecce e Blue Award per Padova, Prato e Teramo rientrano nella campagna di comunicazione "C'e' vetro e vetro. Impara la differenza, fai la differenziata" promossa da CoReVe in collaborazione con Anci, Federambiente e Assovetro per sensibilizzare i cittadini e le istituzioni sul tema della raccolta differenziata. Di quest'iniziativa sono importanti i numeri: grazie al recupero del vetro si sono risparmiate, nel corso dell'ultimo anno, oltre 3 milioni di tonnellate di materie prime, s'e' risparmiata energia per 1 milione e mezzo di MWh e si sono evitate emissioni di quasi 2 milioni di tonnellate di CO2. Il CoReVe inoltre fa sapere che nell'ultimo decennio il riciclo del vetro e' quasi raddoppiato, passando dal 38 al 70%.

Uk: in palio 20 mln sterline per energia da onde e maree

20 milioni di sterline (pari a quasi 24 milioni di euro) sono stati messi in palio in Inghilterra in un concorso annunciato dal Governo per premiare i progetti ecoenergetici che sfruttano il moto ondoso e le maree. L'iniziativa si chiama Marine Energy Array Demonstrator (Mead): sosterra' le due aziende vincitrici che verranno annunciate entro la fine dell'anno e dovranno realizzare i progetti pilota. Secondo il ministro britannico dell'energia e dei cambiamenti climatici Greg Barker, questo progetto portera' l'Inghilterra a compiere un passo fondamentale verso la realizzazione delle ambizioni di generare energia elettrica dal mare e in questo modo si potranno alimentare case e imprese di tutto il Regno Unito con acqua pulita ed elettricita' verde.

Non più stelle, ora gli hotel si giudicano in foglie:


Da una a cinque foglie verdi secondo la classificazione riferita alla sostenibilità ambientale della struttura alberghiera

Il punteggio dei 5 settori su cui si basa la classificazione in foglie (da Stay for the planet)Il punteggio dei 5 settori su cui si basa la classificazione in foglie (da Stay for the planet)
MILANO - Cambia il modo di giudicare un hotel: dalle stelle alle foglie. Non più i servizi di cui dispone una stuttura alberghiera, ma la sua sostenibilità ambientale. E al posto delle stelle, la classificazione viene proposta in foglie verdi: da una a cinque. Il nuovo modello di sviluppo sostenibile dedicato al settore alberghiero (Stay for the planet), proposto da LifeGate, è stato adottato dalla catena Best WesternItalia ma è aperto a ogni struttura alberghiera che voglia aderire.
CONSAPEVOLEZZA - L'idea parte dalla constatazione della sempre maggiore consapevolezza ambientale e della diffusione di stili di vita sostenibili tra le persone. Modelli che si riflettono ovviamente quando i cittadini diventano turisti e chiedono che anche in vacanza i modelli ai quali cercano di aderire siano presenti nelle strutture alberghiere. Stay for the planet consente di valutare l'impatto ambientale degli hotel e fornisce un metodo per migliorare la sostenibilità della struttura, fatto che molto spesso si traduce in un consistente risparmio per la struttura stessa.
CLASSIFICAZIONE - La classificazione in foglie si basa sul risultato ottenuto in cinque settori: energia, acqua, rifiuti, acquisti, comportamenti. Secondo il punteggio raggiunto dagli hotel, viene assegnato un determinato numero di foglie. «Gli albergatori possono avere indicazioni utili per ridurre sprechi, inefficienze e costi», spiega Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate. «Ci siamo dati come gruppo l'obiettivo di ridurre entro il 2014 del 20% le emissioni di CO2 a presenza», ha assicurato Celso De Scrilli, presidente di Best Western Italia. «Ma non solo, per esempio a partire da quest'anno consentiamo ai nostri clienti di effettuare la raccolta differenziata all'interno delle camere o ai piani».

14/04/12

Film: un bollino verde ne certifica la sostenibilità


cinema verde
Girare film non è una pratica “green”. Sprechi di risorse e di energia, uniti alla cattiva gestione dei rifiuti e al peso (nel senso letterale del termine) dei trasporti, spesso rendono inefficiente e poco “verde” la produzione di pellicole cinematografiche.
Le cose cambieranno in occasione del Festival del cinema di Cannes dove verrà presentato il nuovo Edison Green Movie – un protocollo europeo di sostenibilità per la produzione di film – realizzato dalla casa di produzione Tempesta in collaborazione con Edison e la consulenza scientifica di AzzeroCO2.
Esistono già pellicole “zero carbon footprint”, ma si tratta di opere di compensazione; in questo caso invece si è voluti andare oltre. Il “bollino verde”, infatti, certificherà che siano state rispettate una serie di regole di comportamento che permetteranno di realizzare un film in maniera sostenibile attraverso tutta la filiera di produzione.
Sono 38 le aree di consumo su cui sarà necessario lavorare per diminuire l’impatto ambientale dell'industria cinematografica. «Di primo impatto può sembrare difficile doversi adattare ha spiegato Carlo Cresto-Dina, amministratore unico e fondatore di Tempesta – Ma la verità è che il nostro protocollo non complica la vita, ma la semplifica perché permette dipianificare meglio le azioni e di risparmiare. Non solo in materia d’inquinamento, ma anche in termini economici. Visto che, adottando le nostre regole di razionalizzazione il budget delle produzioni può essere ridotto anche del 5%».
«Per rendere più verde il cinema – ha detto Andrea Prandi, direttore comunicazione Edison, in un’intervista pubblicata sul Corriere – è fondamentale renderlo più efficiente sotto il profilo energetico. Azione possibile con operazioni relativamente semplici. Tra queste, un uso razionale dei gruppi elettrogeni per le riprese in esterno. Ad esempio, utilizzando quelli di nuova generazione, come gli Euro 5, per una resa migliore. Oppure, come soluzione per il risparmio energetico, quella del collegamento diretto alla rete. Azione che, rispetto all’uso dei gruppi elettrogeni, fa risparmiare fino a quasi all’80%, in termini di emissioni. Infine – ha detto Prandi – anche i kit fotovoltaici e l’uso di Led possono ridurre consumi e sprechi in maniera notevole».
Un progetto italiano che gli ideatori italiani vogliono esportare all’estero «Sono molti gli operatori, italiani e stranieri, a cui potrebbe interessare – ha concluso il fondatore di Tempesta – Infatti, abbiamo intenzione di proporre il protocollo anche alle grandi case di produzione. E di coinvolgere nella nostra rivoluzione verde anche gli attori che dovranno impegnarsi in prima persona adottando nuovi comportamenti».