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09/05/12

Auto elettriche: con il nuovo standard J1772 ricariche in 15-20 minuti


Lo standard J1772 per la ricarica delle auto elettriche esiste da alcuni anni, ma ora è concreta la possibilità di estenderne la capacità voltaggi e amperaggi superiori, che renderanno la ricarica dei veicoli elettrici assai più veloce. Questo significa anche che la “spina” diventerà più grande e dall’aspetto inquietante, ma ricordiamolo: infinitamente più ecologica e comunque più piccola di una tradizionale pompa per la benzina o il gasolio.
Il nuovo standard è supportato dai modelli Audi, BMW, Chrysler, Daimler, Ford, General Motors, Porsche e Volkswagen : nomi importanti che aumentano le possibilità di una sua adozione a livello globale. Il principale beneficio delle nuove prese è quello della flessibilità: il sistema di ricarica combina in sé la possibilità di ricaricare da reti a corrente alternata sia monofase che trifase, nonché dalle reti domestiche a corrente continua e delle stazioni pubbliche con sistema di ricarica ultraveloce in corrente continua.
Il sistema riesce a sopportare tensioni fino a 500 volt e intensità fino a 200 ampere (ovviamente valori così alti non sono presenti presso abitazioni private, ma solo nelle stazioni di ricarica rapida). Questo significa che un veicolo elettrico compatibile potrebbe ricaricarsi in soli 15-20 minuti.
I primi veicoli che adotteranno lo standard J1772 sono attesi per il 2013.

08/05/12

Pannelli fotovoltaici vecchi? Pronto il sistema di riciclo made in Italy


riciclo fotovoltaico
Il fotovoltaico italiano arriva ad una potenza complessiva di 11.100 Mw, pari a 228.000 impianti installati sul territorio del Belpaese, con una crescita che non conosce precedenti: solo nel 2010, sottolineano i tecnici, il fotovoltaico italiano ècresciuto del 215% per quanto riguarda la numerosità degli impianti e del 324% in termini dipotenza installata.

Un trend che fa sperare in una seria crescita dellerinnovabili, nonostante le incertezze normative degli ultimi mesi. Parliamo infatti di numeri positivi, di fronte ai quali non si può far altro che sorridere, pensando a quanta energia pulita sia stata prodotta da questi impianti. Ma resta ancora da risolvere un dettaglio non trascurabile: il recupero e lo smaltimento dei pannelli esausti. 
 
Parliamo di circa 52 milioni di panelli solari in esercizio, a fronte di un unico impianto di riciclaggio, in Germania. Unico fino ad ora, dato che Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici (Raee), ha pensato di realizzare il primo sistema integrato tutto italiano per la raccolta e lo smaltimento dei pannelli solari. Una buona notizia dunque, che si somma al lavoro già iniziato qualche anno fa da PV CYCLE, l’associazione internazionale che raccoglie leaziende del fotovoltaico impegnate in un programma volontario di recupero e riciclo degli impianti a conclusione della loro vita.
 
L’idea di Ecolight è quella di garantire il ritiro dei pannelli solari rotti, o semplicemente vecchi, in tutto il territorio nazionale, assicurandone il corretto trattamento e il riciclo dei preziosi materiali contenuti negli impianti: «si tratta del primo servizio svolto interamente sul territorio italiano – spiega il direttore di Ecolight, Giancarlo Dezio - che anticipa, di fatto, le prescrizioni normative contenute nel decreto del 5 maggio 2011. La maggior parte dei pannelli solari non più funzionanti è interamente recuperabile. Opportunamente trattati, infatti, è possibile ottenere silicio, vetro, alluminio e plastica: tutte materie prime seconde, che possono essere reimmesse nei cicli produttivi facendo risparmiare energia e contribuendo a salvaguardare l'ambiente».
 
In effetti i numeri ci sono: solo nell’ultimo anno sono stati buttati via 50.000 pannelli solari, volume che, secondo gli esperti, è destinato a crescere esponenzialmente. Si stima infatti che in Italia sia in funzione un modulo fotovoltaico per ogni abitante: «calcolando che i moduli hanno una vita media stimata in 20-25 anni e che la diffusione in Italia ha preso corpo negli anni Novanta – conclude Giancarlo Dezio - stiamo registrando una crescita esponenziale nella generazione di questi rifiuti che, pur non essendo pericolosi, tranne quelli che contengono telloruro di cadmio, richiedono un trattamento particolare affinché sia possibile ottenere materie prime seconde».
 

Tillandsia: la pianta mangia-smog


Sono sempre più numerose persone che cercano rifugio nelle gioie del giardinaggio: un’ottima attività antistress che secondo alcune teorie contribuisce ad allungare la vita, sia che si lavori in un grande giardino che su un minuscolo balcone o davanzale. E se poi, le piante che si scelgono di coltivare riescono anche a rendere più sano l’ambiente in cui si vive, ancora meglio.
Ogni tipo di vegetale per certi versi già lo fa, ma esiste anche una vera e propria pianta antismog, chiamata Tillandsia, originaria dell’America centrale e appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae. Un vegetale privo di radici, che non ha neppure bisogno di terra essere annaffiata, ma è in grado di assorbire acqua e sali minerali dall’umidità dell’aria, un po’ come un tessuto cattura la polvere. Proprio per questa sua caratteristica, la Tillandsia incamera anche le sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera, quelle emesse dai tubi di scappamento delle auto, dalle caldaie per riscaldamento domestico e dalle attività industriali – tra queste anche gli idrocarburi policiclici aromatici, altamente cancerogeni. Oltre che catturare gli inquinanti, la Tillandsia li metabolizza e li elimina, in ragione di circa 0,2 mg per ogni chilogrammo di pianta.
Insomma, siamo davanti a piante ideali per aiutarci a vivere meglio nelle città, per disinquinare un appartamento, ma anche le grandi arterie cittadine. Pensiamo ad esempio a coltivazioni di Tillandsia su giardini verticali o su appositi pannelli posizionati nei pressi delle autostrade.

07/05/12

Pausa-pranzo: a Bologna inaugurata la prima frutteria-bar 100% biologica


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Panini, snack, macedonie e insalatone, ma anche un semplice caffè. Tutto rigorosamente bio. Ha aperto a Bologna - al Centro Nova di Castenato - la prima frutteria bar 100% biologica. A lanciarla, Almaverde Bio, azienda consortile leader nel mercato del biologico in Italia,in collaborazione con Camst, gruppo specializzato nella ristorazione che, insieme, hanno lanciato questo nuovo, semplice e originale format che, conquisterà gli amanti della cucina sana e leggera, a partire da vegetariani e vegani.
Si tratta di uno spazio di oltre 150 mq accogliente e coloratissimo dove è possibile fermarsi per gustare una ricca insalatona e panini variegati nella pausa pranzo, ricaricarsi con una bella macedonia, un frullato o bere semplicemente un caffè.
Snack gustosi, panini fantasiosi, ma anche piatti pronti e un'ottima caffetteria. Con la certezza che si tratti di prodotti biologici che è possibile anche gustare quando e dove si vuole grazie al comodo servizio take away.
Quanti di noi per lavoro, studio o impegni quotidiani sono costretti a mangiare fuori casa e a servirsi di bar, locali e paninoteche che molto spesso non permettono di scegliere un'alimentazione naturale, leggera e genuina?. Ben vengano, dunque, posti come questo che, al contrario promuovono cibi ad alto contenuto di anti ossidanti, omega 3 e vitamine, ma pochi zuccheri eniente pesticidi.
Ritengo - dichiara Renzo Piraccini - Presidente di Almaverde Bio - che il biologico sia il segmento ideale per i consumi fuori casa e la gamma dei nostri prodotti si presta molto bene ai format più attuali legati al benessere ed alla salute. Le esperienze in questa direzione, già attivate dall' anno scorso, con,ad esempio, la Frutteria Almaverde Bio a Mirabilandia, hanno dato risultati molto positivi che ci hanno indotto a proseguire in questo percorso. Penso che questo nuovo format che abbiamo realizzato sia un ulteriore passo verso il nostro obiettivo di rendere il biologico una scelta quotidiana per tutti".
"Abbiamo apprezzato molto il progetto Almaverde Bio - dichiara Paolo Genco, Presidente di Camst – e abbiamo deciso di collaborare a questo test che ci potrà permettere di cogliere le potenzialità di questo settore, coniugando una offerta innovativa con un marchio noto ai consumatori, per soddisfare un'esigenza che, non vi è dubbio, è presente nel nostro mercato".
Ed effettivamente il mercato dei pasti fuori casa, secondo una recente rilevazione dell'Istat, nel 2011 ha "fruttato" in Italia – è proprio il caso di dire – 70 miliardi di euro: ogni giorno gli italiani spendono 200 milioni di euro per mangiare lontano dalla propria tavola.
Un mercato che, speriamo, venga sempre più soddisfatto da questo nuovo tipo di realtà attente alle esigenze di consumatori sempre più consapevoli di ciò che mangiano.

EASTPAK lancia la prima ECO-LINEA


eastpak zaini borse plastica riciclata
Si chiama Authentic Green ed è realizzata utilizzando plastica riciclata. È la nuova linea ecologica di zaini e tracolle della Eastpak, azienda divenuta celebre in tutto il mondo per il suo zainetto dalle linee essenziali e dalla grande tasca orizzontale sul davanti.
Per la collezione primaverile di quest’anno, la scelta è stata quella di puntare sulla sostenibilità ambientale. La linea Authentic Green, infatti, è realizzata con materiali naturali, grezzi, non trattati, riutilizzati e riciclati. Per ogni prodotto, in particolare, vengono utilizzate circa 10 bottiglie di plastica, mentre le parti rigide, come la cerniera, sono realizzate utilizzando il 30% di materiale di recupero:
La collezione Authentic Green è a basso impatto ambientale grazie al minimo utilizzo di policarbonato – spiega l’azienda in una nota ufficiale di presentazione della nuova linea ecologica – mentre l’alta qualità del prodotto è assicurata dalla garanzia di 30 anni.
Oltre al classico zaino Padded Pak’r con spallacci imbottiti e tascone frontale, la serie Authentic Green comprende una tracolla con patta sul davanti, una shopping bag con chiusura a strap e doppio manico, un borsone e una piccola tracolla regolabile con zip. Tutti realizzati con poliestere ottenuto da plastica di riciclo.