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25/06/12

Logitech: arriva la tastiera del pc ad energia solare


Pratica, sicura ed ecologica. La nuova tastiera Logitech creata per pc Window e Mac non è una semplice tastiera ad energia solare ma un dispositivo intelligente in grado di darci informazioni aggiornate sulla quantità di energia spesa e accumulata. La caratteristica che distingue questa tastiera dalle altre disponibili sul mercato consiste nel potersi ricaricare non solo con la luce solare, ma anche con quella artificiale emessa da lampade e abatjour posizionate nella stanza.
Un design forse meno compatto, ma dotato di inserti fotovoltaici posizionati lungo il profilo orizzontale superiore e moduli solari in grado di accumulare energia anche di sera.
Altra ‘chicca’ è la speciale ‘Solar APP’, un widget che informa l’utente sull’autonomia energetica della tastiera in qualsiasi momento. La ‘Solar APP’, infatti, è dotata di un misuratore di luce (‘luxmetro’) capace di rilevare la quantità di energia fornita anche da sorgenti luminose particolarmente fioche o deboli.
La tastiera per Mac è disponibile in 5 colori, mentre la versione più classica pensata per Windows è acquistabile solo in nero.
Costo indicativo circa 80 euro. Un piccolo investimento che promette di ripagarsi velocemente nel tempo.

24/06/12

AirPod: l’auto ad aria compressa presto sul mercato a 7.000 euro


AirPod, microcar ad aria compressa
È piccola, leggera e sta per fare il suo debutto sul mercato: l’auto che funziona ad aria si chiama AirPod ed è quasi arrivato il momento di vedere i primi esemplari sulle strade europee. La vettura ha fatto parlare di sé già tempo prima del suo arrivo e nasce da un’idea della Motor Development International (MDI), azienda con sede in Lussemburgo che è riuscita a convincere un colosso come il costruttore indiano Tata della bontà del progetto, al punto di stringere un accordo nel 2007 che adesso sta per dare i primi frutti.
La AirPod è una microcar che sarà omologata come quadriciclo leggero e potrà quindi essere guidata anche dai sedicenni. La vettura è un po’ la capostipite di una famiglia di veicoli ad aria compressa che si allargherà nei prossimi anni con un modello destinato ai quattordicenni, per proseguire con una berlina per famiglie e arrivare infine ai veicoli commerciali, compresi anche dei mezzi agricoli che consentirannno di lavorare la terra a impatto ambientale zero.
La compatta AirPod eroga una potenza di 7 kW, che consente una velocità massima di 80 km/h, e ha una curva di coppia piatta di 45 Nm. Ciò significa che la forza a disposizione per l’accelerazione è disponibile fin dalla partenza da fermo, senza dover aspettare di portare il motore a un certo regime di giri come avviene nei veicoli a propulsore tradizionale. Saranno invece più potenti gli altri modelli che arriveranno in futuro, come la AirOne e la AirCity, con quest’ultima che si annuncia come un’auto vera e propria in grado di fornire 25 kW di potenza e di raggiungere una velocità di punta di 130 km/h.
Dal punto di vista tecnico la AirPod è dotata di un motore che sfrutta l’aria compressa immagazzinata in un’apposita bombola installata a bordo (simile a quella dei veicoli a metano) per garantire la propulsione. La ricarica va effettuata in stazioni di servizio dedicate dotate di compressori che comprimono l’aria nel serbatoio facendo il pieno di energia in appena due minuti al prezzo di circa due euro.
Dal punto di vista commerciale, l’esordio dell’AirPod è previsto inizialmente in Francia ai clienti che l’hanno ordinata tempo fa, mentre più avanti la distribuzione inizierà anche negli altri Paesi europei. Innovativo si annuncia però l’approccio con il mercato che MDI ha intenzione di mettere in atto, dato che la vetturetta ad aria compressa non sarà venduta tramite concessionari ma tramite le stesse fabbriche che la produrranno, con l’obiettivo di azzerare i costi di spedizione dagli stabilimenti ai rivenditori che incidono non poco sul prezzo di listino di un’autovettura.
A tal proposito i piani del gruppo lussemburghese prevedono la realizzazione di 25 fabbriche in Francia e di 20 in Italia, individuando gli stabilimenti deputati all’assemblaggio tra le aziende che si renderanno disponibili per prendere parte al progetto. Ciò che non manca è anche l’ambizione in casa MDI, al punto che i vertici del gruppo stimano una produzione annua di 140.000 veicoli ad aria nella sola Italia, un obiettivo che potrebbe essere reso possibile grazie al prezzo d’accesso di 7.000 euro e alla promessa di costi di mantenimento da record, pari a 1 euro per 100 km.
Fonte: La Repubblica

23/06/12

Gli utenti Yahoo consumano più energia di GMail


Yahoo VS Gmail
Il consumo elettrico e la conseguente bolletta varia a seconda del provider scelto per la posta elettronica. È quanto rivelato da una singolare analisi di Opower, che ha scoperto come gli utenti di Yahoo consumino l’11% di energia elettrica in più all’anno rispetto a quelli di GMail, il servizio di Google.
La survey è stata condotta su 2,8 milioni di abitazioni statunitensi, rilevando come il consumo annuale di una famiglia Yahoo sia in media di 939 kWh in più rispetto a una GMail, per un totale in bolletta superiore di 110 dollari. Dati che non diranno molto al lettore di passaggio, ma sicuramente impressionanti se si considera come la differenza tra 1 milione di clienti Yahoo e 1 milione di clienti Google generi l’anno l’intera energia consumata dalle Barbados.
Il gap fra gli utilizzatori non deriva tuttavia dai servizi offerti, bensì dallo stile di vita generale degli intervistati. Pare che i due provider identifichino due status symbol differenti, con Yahoo preferito dalle cosiddette “upper classes”, meno inclini al risparmio energetico. Come sottolinea Opower:
«È come se, relativamente alle abitazioni Yahoo, l’utente medio di GMail asciugasse il bucato al sole, rinunciasse alle TV in alta definizione e lavasse i piatti a mano esclusivamente con acqua fredda.»
Simili risultati erano già emersi da un’inchiesta di Experian e Hunch.com, che mesi fa aveva rivelato come gli utenti Yahoo si concentrino in larghe aree suburbane, con abitazioni più grandi degli appartamenti cittadini di GMail e con un consumo di elettricità al metro quadrato del 12% maggiore rispetto ai cugini su Google.
Un dato non ancora sufficiente per spiegare questo gap, che trova invece risoluzione esaustiva nei caratteri demografici degli intervistati. La gran parte degli utenti Yahoo ha superato la mezza età, ha già formato una famiglia e ha un reddito mediamente elevato. Di conseguenza, più grande è il nucleo famigliare e il reddito, maggiore è il consumo energetico. Gli user di GMail, invece, tendono a essere giovani o giovanissimi appena entrati nel mondo del lavoro, con redditi medio-bassi e abitazioni cittadine in affitto. Meno reddito, perciò, e ovviamente necessità energetiche minori.
Fonte: Tree Hugger


22/06/12

Eco lifestyle: arriva l'aperitivo green che convince gli italiani

ramazzotti aperitivo green
Se l'aperitivo è ormai il momento più in voga nelle città italiane per socializzare, distendere i nervi dopo il lavoro e rilassarsi un po' prima di rientrare a casa, Ramazzotti ha avuto un'idea vincente nel legare a questa abitudine ormai consolidata la nuova tendenza ad uno stile di vita green, che conquista sempre più italiani. 

L'idea maturata dall'azienda italiana è stata quindi quella di offrire una bevanda di qualità, interamente realizzata con ingredienti naturali. Proprio questa attenzione alla salute e all'eco-compatibilità del prodotto, dal packaging agli ingredienti, è emersa come qualità apprezzata dal campione di cittadini compreso nell'indagine svolta da all'agenzia Synovate Italia commissionata da Ramazzotti. 

In questa ricerca sono state coinvolte 600 persone rappresentative del target aperitivo italiano: uomini e donne di età comprese tra i 25-45 anni, 68% uomini, 32% donne, consumatori di aperitivo fuori casa almeno due volte la settimana. Il test ha indagato su due livelli: l'accettazione del posizionamento green - naturale, la coerenza del prodotto al concetto, il gradimento del prodotto e del packaging. Il concept ha dimostrato un alto gradimento e il prodotto Aperitivo Ramazzotti ha riportato inoltre un elevato punteggio in termini di coerenza con tale concept "green". 
L'idea di una bevanda attenta alla natura è infatti percepita come rilevante e originale, e il posizionamento riflette una forte carica di istintività, dando voce alla tendenza attuale, rivolta ad uno stile di vita green, ovvero verso prodotti no-frills, genuini, low impact. Il rispetto dell'ambiente si aggiunge così alle buone ragioni che convincono gli italiani a darsi appuntamento sotto l'ufficio, per gustare in compagnia un buon aperitivo. 

21/06/12

Greenpeace: ecco i gruppi industriali che inquinano di più l’Italia


Greenpeace Italia ha dichiarato da un po’ di tempo guerra ad Enel. L’accusa, la conoscerete tutti, è quella di essere un’assassina del clima, grazie alle emissioni di CO2 che le centrali termoelettriche, soprattutto quelle al carbone, regalano ogni anno al nostro Paese ed all’intero ecosistema globale. Sappiamo anche come la prima società energetica italiana rigetti le accuse e stia valutando l’ipotesi di agire per vie legali contro l’associazione ambientalista.
Insomma è guerra vera, diversamente da quanto avvenuto in altre recenti campagne di Greenpeace dove gli obiettivi hanno fatto molta meno resistenza. Fra gli argomenti forti della propria battaglia, l’associazione ha da poco utilizzato una classifica delle emissioni CO2 dei maggiori gruppi industriali del Paese per il 2011. I risultato vedono, quantitativamente Enel ed in generale il settore energetico fare da padrone. L’altra grande big della classifica sarebbe poi la tanto discussa Ilva (come sorprendersi d’altronde?).
Eppure se proviamo a dare uno sguardo a questa tabella ci sembra che il dato davvero interessante sia un altro. Iniziamo dando uno sguardo al comparto energetico.
reparto combustione
Accanto alle emissioni registrate, la scheda considera anche quali sono quelle “assegnate”. E questo è un riscontro importante. Enel sfora 4,6 milioni di tonnellate la sua quota, a fronte di una produzione totale di 36,8. La Taranto Energia sfora di una quantità di CO2 estremamente vicina a quella della tanto vituperata concorrente, pur all’interno di una quota emissione generale neanche rapportabile. Inoltre, ci sarebbe da apprezzare il comportamento di aziende come EniPower, Edison, EdiPower e Polimeri Europa che in quanto ad emissioni stanno al di sotto delle loro quote assegnate. Di più, nonostante le pessime prestazioni di Enel e Taranto Energia, l’intero comparto energia sfora di appena 5 milioni di tonnellate.
Interessante poi osservare il riferimento agli altri comparti:
altri reparti
Se la raffinazione non vede nessun eccellenza (anzi Eni perde quanto guadagna a livello energetico), gli altri settori sembrano essere virtuosi, regalando addirittura all’Italia una quantità generale di CO2 emessa inferiore, anche se di poco, alle quote assegnate. Persino l’Ilva, quantitativamente uno dei peggiori killer del clima nel Paese, viene di fatto “promosso” da questa classifica.
Tutto ciò suggerisce, pur ringraziando Greenpeace per il lavoro svolto, di tenere un comportamento leggermente critico nei confronti dell’iniziativa. Innanzi tutto, è evidente come non si possa ridurre l’inquinamento atmosferico alla sola produzione di CO2 – nella lotta contro Enel, Greenpeace rischia di far passare in buona luce impianti che riversano veleni anche peggiori dell’anidride carbonica nella nostra aria. Inoltre, a livello energetico ci sembra che manchi un dato essenziale, quello del rapporto energia prodotta/emissioni. In mancanza di esso, qualsiasi classifica ci pare incompleta.
Detto questo, non possiamo esimerci dal far nostro l’appello perché le centrali a carbone in Italia vengano chiuse prima possibile. Ci chiediamo anche, però, se non sia troppo “allegra” la gestione delle quote di emissioni per impianto da parte dello Stato e se non sia il caso di iniziare una battaglia su questo fronte. Così, come c’è da chiedersi se non siano troppo leggere le penalità previste nei casi in cui un’azienda “sfori” le suddette quote.
Forse la potente e spettacolare macchina da guerra mediatica di Greenpeace, il cui lavoro ribadiamo essere sicuramente prezioso, dovrebbe in questo settore cercare di non semplificare una situazione decisamente complessa, come il rapporto produzione industriale / inquinamento. Non è possibile ridurre tutto alle quote di emissioni di un singolo agente inquinante da parte di una singola azienda. Ma la battaglia va forse cominciata a partire dalla gestione politico-istituzionale degli avvenimenti, chiedendo innanzi tutto regole precise e provvedimenti esemplari per chi non le rispetti.
A prescindere da tutto comunque l’epoca del carbone dovrebbe considerarsi conclusa e i gruppi industriali italiani dovrebbero assumere questo fatto ed adeguarvisi.