27/10/12
Levi's Waste Less: jeans dalle bottiglie di plastica riciclate
Il mondo della moda e dell'abbigliamento sembra iniziare a compiere dei passi importanti per quanto concerne il rispetto dell'ambiente, anche dal punto di vista delle grandi aziende. Un nuovo esempio è giunto negli scorsi giorni da parte di Levi's, marchio di abbigliamento ben noto per la produzione di tessuto in denim e jeans.
Levi's fin dal 2008 ha deciso di vietare l'utilizzo di cotone proveniente dall'Uzbekistan in ognuna delle proprie linee produttive, evitando in questo modo di attingere per le proprie materie prime alla zona del mondo maggiormente sfruttata per quanto riguarda la produzione del cotone, che richiede, nella modalità convenzionale non biologica, che è la più diffusa, un largo impiego di pesticidi. In Uzbekistan all'impiego di sostanza chimiche inquinanti per la coltivazione di cotone si uniscono gli esigui salari destinati ai lavoratori e lo sfruttamento minorile.
E' anche a causa delle problematiche legate alla produzione di cotone a livello mondiale che l'azienda ha deciso di ricorrere ad una materia di partenza alternativa per la produzione dei propri jeans. Si tratta della plastica riciclata, dalla quale è possibile ricavare una fibra sintetica adatta ad essere utilizzata nell'ambito dell'abbigliamento. E' nata in questo modo la linea Waste Less di Levi's, che comprende jeans e giacche in denim, la cui composizione è costituita per almeno il 20% da materiale riciclato.
Il nuovo materiale impiegato non compromette la morbidezza dei tessuti o la vestibilità degli abiti e contribuisce a veicolare un messaggio positivo di attenzione all'ambiente e di rispetto per l'ecosistema. Recuperare la plastica per realizzare dei tessuti significa alleggerire il loro accumulo nelle discariche o negli inceneritori, quando essi non possono essere riciclati in altro modo.
Dal riciclo di bottiglie e di vassoi di plastica è stata ottenuta una fibra in poliestere. Essa viene unita alle fibre in cotone per ricavare un filato adatto ad essere utilizzato per la realizzazione degli indumenti. Tra i modelli interessati dalla novità, che arriverà nei negozi a partire da gennaio 2013, vi sono i jeans da uomo del modello Levi's 511 Skinny e i jeans da donna denominati Levi's Boyfriend Skinny. Della nuova linea farà parte anche la giacca del modello Trucker Jacket.
La stessa azienda è fin da ora coinvolta in una campagna promozionale volta a sensibilizzare i consumatori contro gli sprechi legati al mondo dell'abbigliamento. Non tutti hanno infatti la sensibilità di riutilizzare il materiale proveniente dai vecchi jeans che ormai non vengono più indossati da anni per realizzare indumenti o accessori, e non tutti sono soliti regalare o donare in beneficenza i propri vecchi abiti, che vengono così gettati con noncuranza tra i rifiuti.
Ecco allora che per qualcuno di voi potrebbe essere utile sapere che per ogni vecchio paio di jeans riconsegnato nei negozi di abbigliamento inclusi tra i rivenditori autorizzati Levi's sarà riconosciuto un buono sconto di 25 euro per l'acquisto di un nuovo paio di jeans di questo marchio. La campagna per la rottamazione dei jeans ha preso il via il 22 ottobre e chiuderà il prossimo 22 novembre.
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26/10/12
Le bustine di te' sono davvero compostabili?
Ci siamo mai chiesti da quali materiali sono composte le bustine di tè e se esse sono davvero completamente compostabili? La risposta potrebbe essere molto meno ovvia rispetto a quanto ci aspettiamo. Le bustine di tè possono essere avvolte in involucri cartacei, da destinare alla raccolta differenziata, ma allo stesso tempo possono contenere inaspettate materie plastiche.
Le foglie di tè al loro interno, una volta preparato l'infuso che desideriamo, possono essere gettate nel bidone dell'umido o nella compostiera, oppure riutilizzate creativamente in caso di necessità, come vi avevamo spiegato in un articolo riguardante gli usi alternativi del tè (avanzi di bevanda, bustine e foglie comprese).
Le reali difficoltà sorgono al momento di doversi occupare di smaltire la bustina vera e propria. Le bustine di tè sembrano, all'apparenza, composte unicamente di tessuto, ma in molte di esse possono essere presente delle materie plastiche, come è emerso a seguito di un sondaggio condotto da parte della rivista britannica "Which? Gardening" nel 2010.
Da esso è emerso come la maggior parte delle bustine di tè contengano delle materie plastiche, con particolare riferimento al polipropilene (denominato anche come polypropylene), un componente termoplastico spesso utilizzato nella produzione delle bustine di tè.
Come avviene dunque la loro realizzazione industriale e quali materiali vengono impiegati?
Le bustine di tè vengono prodotte solitamente utilizzando fibra di canapa naturale (Canapa di Manila), alla quale vengono unite delle fibre termoplastiche, come il polipropilene, che sono ritenute necessarie al fine di sigillare il tutto. Le bustine di tè appaiono in questo modo molto resistenti.
Dall'unione dei due materiali si ottiene il tessuto che noi conosciamo, molto resistente e ricco di forellini adatti a permettere il contatto tra l'acqua bollente e le foglie di tè, senza che queste ultime possano fuoriuscire dal proprio involucro. I bordi delle bustine vengono in seguito sigillati termicamente. Con il calore, i materiali termoplastici utilizzati si sciolgono, permettendo che esse risultino ben sigillate.
I dubbi sulla reale compostabilità delle bustine di tè sono sorti tra diversi lettori della rivista "Which? Gardening" che si sono resi conto di come, una volta sistemate le bustine consumate all'interno dei contenitori per il compost domestico, esse sembravano non scomparire mai completamente tra gli scarti alimentari accumulati. Questo proprio per la presenza al loro interno di materiali termoplastici non biodegradabili.
Interrogata dalla rivista, Whitney Kakos, manager di Teadirect, ha confermato che le bustine di tè della propria azienda sono compostabili solo al 70% e che l'utilizzo di polipropilene è una pratica largamente diffusa tra le aziende di produzione del tè. Il suggerimento di alcune aziende britanniche consiste nel gettare comunque le bustine di tè nel compost e di prelevarle al momento del suo utilizzo, se alcune parti di esse fossero ancora visibili. Secondo tali case produttrici di tè, infatti, pur contenendo materie termoplastiche, le bustine in questione devono essere considerate come completamente compostabili e biodegradabili.
Dall'indagine britannica è emerso come anche gran parte delle bustine di tè biologico o proveniente dal commercio equo e solidale contengano materie termoplastiche impiegate nel processo della loro fabbricazione. Oltre al grado di compostabilità delle bustine di tè, la nostra preoccupazione riguarda il contatto tra materie plastiche ed alimenti. Secondo alcuni studi condotti nel 2008, il polipropilene potrebbe provocare il rilascio di BPA, ormai noto interferente endocrino considerato potenzialmente in grado di provocare problemi relativi ad infertilità e corretto sviluppo fisiologico del feto e del neonato.
Quale potrebbe essere dunque la soluzione per evitare di acquistare bustine di tè completamente prive di polipropilene? Ci si potrebbe informare presso le aziende produttrici, sperando nella loro sincerità e chiedendo loro con quali metodi di fabbricazione vengano composte le bustine di tè in vendita. Alcune di esse, specie quelle che presentano una chiusura effettuata con un etichetta cartacea o con un punto metallico, senza altri tipi di saldatura, potrebbero essere prive di polipropilene.
Si potrebbe anche decidere di non acquistare del tè in bustine, ma unicamente del tè sfuso, confezionato in contenitori completamente biodegradabili, oppure facilmente riutilizzabili. Una volta acquistato del tè sfuso, sarà sufficiente munirsi di un colino o di altri appositi contenitori forati, per la preparazione della bevanda. Infine, si potrebbe decidere di preparare da sé le proprie bustine di tè partendo dalle foglie sfuse e da garzine bucherellate o tessuti leggeri come quelli utilizzati per le bomboniere, da impiegare per avvolgere le foglie di tè e da chiudere utilizzando del filo di cotone.
25/10/12
In Inghilterra arriva il semaforo sull'etichetta: i nuovi simboli aiuterranno i consumatori a fare scelte più sane
L’Inghilterra ha deciso che dal prossimo anno sulle etichette dei prodotti alimentari ci dovrà essere un semaforo per consentire ai consumatori di fare scelte più consapevoli e rapide.
Il dipartimento della salute del governo britannico, dopo aver discusso con i rappresentanti dei produttori e delle catene di supermercati, ha invitato la GDO, entro la prima metà del 2013, ad utilizzare i colori del semaforo per le indicazioni nutrizionali.
Il sistema scelto è una forma ibrida, perché oltre al colore rosso, giallo o verde, devono essere indicate anche le quantità giornaliere consigliate. C'è di più, le porzioni dovranno indicare il valore di calorie e di nutrienti riferiti al fabbisogno giornaliero oltre alle quantità assolute di ciascun ingrediente. Per alcuni prodotti accanto ai numeri sono previste parole come "alto", "medio" e "basso" per segnalare in modo intuitivo se un cibo è ricco di grassi e sale.
Da anni in Gran Bretagna si discute di etichettatura degli alimenti e della necessità di aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli per diminuire la quantità di grassi, sale e zuccheri. Alcune aziende di distribuzione come Tesco e Sainsbury's (vedi foto a destra) hanno già adottato sistemi analoghi a quello dei semafori, imitate da numerose catene di ristoranti (soprattutto nei grandi gruppi alberghieri).
Ma l'iniziativa, ancorché sostenuta dai diversi governi negli ultimi anni, finora era stata lasciata alla discrezione delle aziende, con risultati poco soddisfacenti.
Per questo motivo, seguendo le norme consigliate specificamente dal National Health Service, si è deciso di passare a un'indicazione ufficiale unica, per rendere omogenea la raffigurazione delle qualità nutrizionali.
Anche le catene di hard discount come Lidl, Aldi e Morrisons, che in un primo momento avevano rifiutato la proposta, adesso aderiscono alle nuove norme. Resiste, ma probabilmente per poco, la catena Iceland, che dovrà comunque mettere in vendita sempre più prodotti con il semaforo, se non vuole vedere i suoi scaffali via via svuotarsi.
L'iniziativa è stata salutata con entusiasmo da Charlie Powell, direttore della Children's Food Campaign, che ha commentato così la decisione: «Finalmente non bisognerà più essere dei geni della matematica per scegliere cibi più sani».
Anche Anna Soubry, Ministro della salute, è intervenuta spiegando che: «la Gran Bretagna detiene già il primato europeo per numero di alimenti che riportano, sulla facciata principale, un'etichetta nutrizionale, ma molte ricerche hanno mostrato che ciononostante il consumatore si sente spesso confuso quando prova a leggere scritte troppo specialistiche, e fatica a capire quanto indicato, anche perché trova un gran numero di etichette troppo diverse tra loro.
Speriamo che d’ora in avanti il sistema sia più chiaro e che tutti riescano a capire che cosa c'è dentro le confezioni. Questo contribuirà alla lotta contro l'obesità, che ci costa ogni anno miliardi di sterline e potrebbe essere validamente contrastata anche con piccoli gesti quotidiani come una scelta più oculata al supermercato».
Etichette
ilfattoalimentare.it
Ubicazione:
Regno Unito
21/10/12
La Nuova Pagina: La TV Degli ANIMALI
Da oggi iniziamo una nuova pagina (in alto a sx) chiamata: La TV degli ANIMALI dove aggiungeremo pian piano una raccolta di video sugli animali, sulle condizioni di vita etc. presi per la maggior parte dalla raccolta video di TV ANIMALISTA
Sono documentari, inchieste e molto altro, piuttosto interessanti e sulle quali riflettere!
Questa idea ci è venuta dal momento che stiamo leggendo un libro che ci ha colpito in modo particolare: Vegan si nasce o si diventa? (Clicca QUI per vederlo ed eventualmente acquistarlo)
* Ne Consiglio assolutamente la lettura!
Buona Visione!
19/10/12
Feltrinelli e le borse in cotone Fairtrade
Anche Librerie Feltrinelli aderisce alla campagna di promozione del commercio equo certificato “Spesa Giusta” promossa da Fairtrade Italia. In tutti i punti vendita Feltrinelli del territorio nazionale si potranno trovare le nuove borse in cotone certificato Fairtrade dai forti messaggi: “Eco generation”, “Equo. Se non ora quando” e “Il razzismo è una brutta storia”. Le borse arrivano in Italia attraverso l’importatore italiano Altraqualità. Grazie all’appartenenza al circuito Fairtrade i produttori di cotone hanno ricevuto un prezzo equo e stabile per il loro lavoro e un margine di guadagno aggiuntivo da investire in progetti di sviluppo a favore delle comunità. Inoltre si organizzano in gruppi più ampi e stabiliscono relazioni commerciali di lungo periodo.
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