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07/06/12

Vacanze eco-sostenibili di lusso sull’isola fotovoltaica galleggiante


barca fotovoltaica
Anche il lusso sfrenato può essere ecosostenibile. È il caso del Solar Floating Resort progettato dal designer Michele Puzzolante: una imbarcazione circolare con sei posti letto dotata di pannelli fotovoltaici e provvista di ogni confort per i suoi ospiti, inclusa una camera trasparente per l’osservazione dei fondali.
In pratica si tratta di una piccola isola galleggiante realizzata in balsa e fibra di vetro. L’innovazione sta nel fatto che l’imbarcazione è rivestita da un sottilissimo film fotovoltaico in grado di produrre energia dal sole. La stessa forma circolare del Solar Floating Resort è un accorgimento per migliorare l’esposizione ai raggi del sole e ottimizzare la produzione di energia, mentre la presenza di una batteria permette di accumulare l’elettricità necessaria per le ore notturne.
Tra i due strati che costituiscono la struttura della barca solare, inoltre, è presente una intercapedine di 30 centimetri che migliora l’isolamento degli ambienti “sotto coperta” e permette di ridurre i costi per il condizionamento delle cabine. Il tutto senza rinunciare al confort e al lusso.
Il Resort, infatti, è dotato di un ponte di 110 metri quadri di superficie, che permette di ospitare comodamente fino a 6 passeggeri, ciascuno dei quali può contare su una cabina con servizi privati. Gli ambienti comuni consistono in un ristorante e un bar con area relax, oltre – ciliegina sulla torta – a una camera trasparente posta sotto il pelo dell’acqua, per consentire agli ospiti di godersi una osservazione subacquea comodamente seduti nella pancia della barca. Unico problema, il prezzo, che non è esattamente popolare. Ma le vacanze di lusso, sostenibili o meno, hanno sempre il loro costo.


Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/vacanze-eco-sostenibili-di-lusso-sullisola-fotovoltaica-galleggiante-9797.html#ixzz1wXzM8Xe2

06/06/12

Mam And Baby: il sito eco-bio per tutta la famiglia


Siamo molto lieti di presentare sulle nostre pagine il sitoMam And Baby, un ottimo link da mettere nei Preferiti per tutte quelle donne e quei genitori che sono attenti alla salute dei propri bambini e al rispetto dell’ambiente. Qui troverete un negozio online di prodotti biologici certificati per donne, mamme e bebè e una serie di pagine particolarmente utili che parlano di gestazionepartoallattamento esvezzamento nel rispetto di una mentalità che ci considera parte della natura stessa.
L’intento dell’iniziativa è di risvegliare il ritorno al naturale sia per ciò che riguarda le informazioni fornite sulle pagine appena sopra menzionate, sia per ciò che concerne la vendita dei prodotti presenti nell’e-commerce perché essi vengono attentamente selezionati dalla titolare che – in qualità di mamma e di donna ha ovviamente a cuore la salute dei propri piccoli e la propria.
Altra cosa interessante è che tutti i prodotti fin’ora scelti nel sito Mam And Baby rispettano in pieno le aspettative degli animalisti perché non sono testati su animali e contengono soltanto sostanze vegetali.

05/06/12

Tonno rosso: inizia male la stagione di pesca nel Mediterraneo

tonno rossoMentre in Italia vengono sequestrate dalla Capitaneria di Porto, a cui va il plauso del WWF Italia, 40 tonnellate di tonno rosso pescato illegalmente e pronto per essere spedito all’estero,  il  WWF rivela che due grandi flotte  non mediterranee sono state avvistate nel corso delle ultime due settimane in alcune delle più importanti zone di pesca del tonno rosso del Mediterraneo. 
Queste imbarcazioni  potrebbero operare in violazione delle norme internazionali  per la pesca e conservazione dello stock di tonno rosso.
La consistente presenza di pescherecci straniere nel Mediterraneo, facilitati da una evidente diminuzione dei controllo da parte delle nazioni coinvolte in questo tipo di pesca, ricorda la situazione osservata nei primi anni novanta.

"Quello che abbiamo scoperto da segnali  radioemessi  dai pescherecci mediterranei è come la storia si ripeta", ha detto Marco Costantini responsabile Mare del WWF Italia "Dopo alcuni anni di controlli più severi, sembra che si stia tornando alla situazione che abbiamo avuto più di un decennio fa, quando la pressione della pesca era salita a un picco che minacciava il collasso della popolazione".

Una prima flotta avvistata si riferisce ad un minimo di 13 navi cinesi, e prende il nome "YU YUAN FU". La seconda flotta comprende un minimo di otto navi battenti bandiera sconosciuta. Nessuna di queste navi è autorizzata alla pesca del tonno rosso.
La flotta  FU YU YUAN ha attraversato il Mediterraneo da Suez a Gibilterra, prima di lasciare la regione il 26 maggio. Dopo il passaggio attraverso il Canale di Sicilia, i segnali radio sono stati spenti per più di due giorni. In risposta alle richieste di chiarimenti le autorità cinesi hanno dichiarato che la flotta si sta dirigendo verso la Mauritania.
La  seconda flotta, di bandiera sconosciuta, è stata più volte rilevata nel Mediterraneo occidentale, anche all'interno della zona di protezione spagnola della pesca nel Mare delle Baleari, una delle zone principali di pesca del tonno rosso. La maggior parte delle navi di questa flotta sono state  localizzate al largo della costa occidentale dell'Algeria, vicino al mare di Alboran.

Il WWF ha riportato immediatamente queste informazioni al segretariato dell'ICCAT  (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) e alla Commissione Europea, esortando le autorità nazionali competenti per la pesca ad effettuare ispezioni a bordo delle navi, al fine di escludere ogni legittimo sospetto sulla pesca illegale del tonno rosso.

DA RICORDARE:

La stagione di pesca al tonno rosso delle flotte industriali dura dal 1 ° gennaio al 31 maggio 2012 per i grandi pescherecci con palangari e dal 15 maggio al 15 giugno per le tonniere con reti a circuizione 
L’ICCAT è la Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell’Atlantico.
Tutte le navi autorizzate a praticare la pesca del tonno rosso (BFT), nell'Atlantico e nel Mediterraneo nel corso del 2012 devono comparire sia nella lista ICCAT delle navi autorizzate, nonché nelle apposite liste nazionali delle navi BFT autorizzati.
Il programma ICCAT  di ispezione attualmente in vigore consente alle navi di ispezionare le parti contraenti dell'ICCAT a bordo delle navi da pesca anche quando in alto mare.

04/06/12

La Cina sceglie l'Italia come modello per il recupero degli oli usati


Firmato un protocollo d'intesa con il Consorzio italiano Coou per il recupero e il riciclo degli oli usati

(da Coou)(da Coou)
MILANO - Il Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou) offre alla Cina la «soluzione italiana» al problema dei lubrificanti, esportando l’eccellenza del nostro modello nel recupero e nel riutilizzo di questo rifiuto pericoloso. Il Consorzio ha partecipato al Convegno sulla rigenerazione degli oli usati ad Anqing e ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la China National Resources Recycling Association che prevede il trasferimento del know-how italiano per gli assetti normativi e regolamentari, le esperienze di organizzazione di raccolta e le tecnologie di rigenerazione.
PROTOCOLLO D'INTESA - Il Coou e la sua filiera, costituita da aziende di raccolta e di rigenerazione, hanno sviluppato unabest practice che rende esportabile il modello italiano in tutte quelle economie avanzate nelle quali il «problema olio lubrificante usato» è particolarmente significativo. La missione del Consorzio in Cina s’inserisce negli accordi italo-cinesi sulla tutela ambientale ed è sostenuta dall’approvazione del ministero dell’Ambiente, in coerenza con gli orientamenti del governo di Pechino che attribuiscono una forte priorità a tutti gli aspetti ambientali, con particolare attenzione al recupero/riciclo delle materie prime e, in generale, all’abbattimento dell’intensità energetica.

03/06/12

Alberi per bonificare i siti contaminati


Si sfruttano le caratteristiche naturali di metabolizzazione degli elementi inquinanti. E si produce biomassa

Il fitorimedio (da Remida)Il fitorimedio (da Remida)
MILANO - Per ripulire i siti inquinati pianteremo alberi. Sarà, infatti, grazie all’aiuto delle piante capaci di reagire ai contaminanti, che potremo riutilizzare e sfruttare i terreni contaminati come serbatoio energetico. Una procedura basata su criteri scientifici chiamata fitorimedio, messa punto negli Usa e sperimentata con ottimi risultati per la produzione di biomassa, a partire dal 2001. E che ora, comincia a fare capolino come possibile soluzione anche nel nostro Paese.
LA SITUAZIONE ITALIANA - Una situazione, del resto, quella italiana che diventa con il passare degli anni e l’assenza di una normativa specifica ricca di casi di difficile gestione. Con migliaia di ettari ancora pieni di amianto, centinaia di aree industriali dismesse abbandonate a se stesse e bonifiche urgenti che, per mancanza di tempo o denaro, non vengono fatte. E siti di interesse nazionale da ripulire scaricati sulle spalle delle pubbliche amministrazioni comunali. Ma anche, operazioni effettuate con tecniche talmente distruttive per i terreni da lasciare dei veri e propri vuoti biologici. Tecniche di recupero basate sulla sterilizzazione e messa in discarica della terra contaminata che cancellano per sempre ogni forma di vita. Troppo spesso utilizzate per star dietro agli interessi economici che gravitano attorno ai siti da decontaminare: dall’apertura di un nuovo centro commerciale a evitare una multa da parte della Comunità europea. Eppure, è ormai accertato che ci sono altri sistemi. Tra cui, per combattere l’inquinamento del sottosuolo le tecniche vegetali.
FITORIMEDIO – A risolvere, quindi, due problemi gravosi come inquinamento e produzione di energia, le prime sperimentazioni in Italia con protagoniste le piante. Messe in atto in quasi tutte le regioni, dal Veneto al Trentino, dalle Marche all’alto Lazio, con la pulizia di un sito a Porto Marghera, fino a quelle dove il problema contaminazione sembra essere all’ordine del giorno come la Campania. «L’utilizzo delle piante per la decontaminazione», spiega Paolo Sconocchia, direttore della sezione energia dell’Arpa di Terni, «rappresenta per l’Italia un grande passo avanti. In questi anni, del resto, sono tante le comunità scientifiche e i poli di ricerca universitari che hanno sperimentato le fitotecnologie e selezionato piante e alberi da piantare in modo da ottenere la giusta interazione tra specie botaniche e microrganismi dei terreni».
INQUINAMENTO - Ogni pianta utilizzata nel processo del fitorimedio, infatti, viene scelta per le sue caratteristiche naturali di metabolizzazione degli elementi inquinanti. Dall’affinità con i metalli alla capacità di ripulire l’acqua dalle sostanze tossiche. «Per questo motivo», prosegue Sconocchia, «quando non c'è fretta si possono cercare, a seconda dei casi, le soluzioni migliori. Individuando con successo la pianta più adatta a svolgere la decontaminazione. Sono centinaia, per fortuna, le piante che si prestano a svolgere diverse operazioni. Tra queste, le più utilizzate sono le felci per la capacità di accumulo dei metalli, ma anche la comune canna di fiume, utilizzabile in un secondo tempo come biocombustibile».
PIOPPETO PER L'ENERGIA – Tra gli esperimenti più produttivi, infatti, quelli che coinvolgono alberi, arbusti e piante a 360 gradi, dalla pulizia del terreno alla produzione di biomassa. Ossia quelle che travalicano la mera funzione di decontaminanti per diventare fonti di energia rinnovabile. Un esempio perfetto il pioppo, prodotto in diverse valli italiane, grazie a numerosi progetti di recupero ammbientale. Tra cui, quello portato avanti in Umbria negli ultimi anni di nomeRemida (Remediation energy production and soil management). Un metodo innovativo e versatile per la gestione dei siti inquinati, basato sulla piantumazione di pioppi e messo a punto a partire dal 2008 dal dipartimento di scienze del’ambiente forestale e delle sue risorse dell’Università della Tuscia, l’istituto di biologia agro-ambientale del Cnr e Arpa Umbria. «Si tratta», spiega il rappresentante dell’Arpa, «di un metodo che prevede la coltivazione di specie arboree a rapido accrescimento per la bonifica dei terreni e la produzione di biomassa. A questo scopo, le piantagioni di pioppo sono l’ideale perché oltre a crescere in fretta, hanno un costo molto contenuto. Al momento», aggiunge Sconocchia, «stiamo effettuando la piantumazione su tre siti pubblici, dove sono coinvolte due aree del Comune di Foligno e un sito di interesse nazionale a Terni, legato all’industria della chimica e dell’acciaio. Quest’ultimo richiede maggiore attenzione, sia per la dimensione del sito che per il grosso impatto che ha sugli abitanti. Per questo, con la parte della piantagione che coltiveremo a biomassa, abbiamo anche intenzione di rifornire di energia un campo da calcio che si trova nelle vicinanze».
ESEMPIO USA – Un problema, quello delle sorti dei siti inquinati che ci accumuna a diversi Paesi come, ad esempio gli Stati Uniti. Dove, da diversi anni, si usano come chiave di volta i fitorimedi. E dove le politiche nazionali accelerano per la riconversione dei terreni. Visti, soprattutto, come luoghi ideali dove far crescere energie rinnovabili e biocarburanti. Del resto, secondo le ultime stime dell’Epa (Environmental Protection Agency) gli Usa dovranno pensare a come riconvertire 6 milioni di ettari contaminati, formati da 490 mila siti inquinati. «Tra le soluzioni che l’Epa porta avanti», conclude Sconocchia, «molte sono legate all’utilizzo delle piante. L’agenzia americana, infatti, non solo promuove il fitorimedio, ma stampa anche guide dettagliate per i cittadini, dove viene spiegato nel dettaglio la capacità di bonificare il suolo e di produrre biomassa di ogni specie botanica».