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10/06/12

Allarme burro di arachidi: negli USA scoperte sostanze ignifughe pericolose


burro di arachidi
Dopo lo scandalo del "pink slime", la melma rosa utilizzata oltreoceano per aumentare il volume della carne macinata, che starebbe provocando una diminuzione del suo consumo negli Stati Uniti, ecco nascere una nuova preoccupazione alimentare per i consumatori del mercato a stelle e strisce. Essa riguarda anche uno degli alimenti più amati negli USA, quasi irrinunciabile sia a colazione che a merenda, in particolare da parte dei bambini: il burro d'arachidi.
Attraverso un nuovo studio effettuato su alcuni prodotti acquistati nei supermarket di Dallas, in Texas, i ricercatori hanno individuato la presenza quasi nella metà degli alimenti esaminati, che oltre al burro d'arachidi comprendevano pescecarne di tacchino e carne di manzo, la presenza di tracce di una pericolosa sostanza ignifuga solitamente utilizzata per l'isolamento delle pareti degli edifici.
Tra gli autori dello studio, Arnold Schecter, della University of Texas School of Public Health, sottolinea come una simile sostanza non dovrebbe essere mai presente in alcun tipo di alimento, in quanto per nessun cibo, a rigor di logica, vi dovrebbe essere la necessità di un trattamento mediante sostanze ignifughe. Si tratterebbe dunque dell'ennesimo agente contaminante e potenzialmente pericoloso per la salute ad infiltrarsi nella catena produttiva dell'industria alimentare, destando così numerose perplessità sulla qualità del cibo che i cittadini acquistano ogni giorno per nutrirsi.
La sostanza in questione, denominata Hexabromocyclododecane (HBCD), non farebbe altro che allungare la lista dei componenti chimici sospetti individuati all'interno degli alimenti, tra le quali non sono mancate, sempre negli Stati Uniti, DDTmercurio e diossina, che hanno interessato in particolare alimenti quali il pesce e diversi prodotti comunemente in vendita nei negozi di alimentari.
Riguardo l'HBCD, la U.S. Environmental Protection Agency (EPA) si è immediatamente pronunciata definendo tale sostanza come in grado di provocare nell'uomo danni legati alla riproduzione ed alla produzione di ormoni, con conseguenze che potrebbero rivelarsi molto gravi soprattutto nel caso dei bambini e dei neonati, anche con riferimento al periodo precedente alla nascita. Tracce di tale sostanza sono infatti state individuate nel cordone ombelicale.
Lo studio non specifica quali marchi di prodotti siano stati presi in esame, ma riferisce di aver preso in considerazione prodotti comunemente diffusi. Secondo gli esperti, l'assunzione di sostanze chimiche potenzialmente pericolose come l'HBCD, ingerite accidentalmente tramite gli alimenti, sarebbe in grado di provocare un vero e proprio accumulo di tossine all'interno dell'organismo, con conseguenze che potrebbero incidere sulla salute. L'EPA, infine, non ha dimenticato di sottolineare come la l'HBCD sia da considerarsi una temibile fonte di inquinamento ambientale, in grado di mettere in pericolo gli organismi acquatici, oltre che di provocare potenziali danni neurologici e riproduttivi nell'uomo.

09/06/12

Pink Slime: lo scandalo della "melma rosa" che sta minando il consumo di carne negli USA


melma rosa
Porta il nome di Pink slime, "melma rosa" in italiano, il nuovo scandalo alimentare made in Usa. Il Paese a stelle e strisce, uno tra i principali consumatori di carne bovina al mondo, da alcune settimane è in subbuglio a causa di questa poltiglia rosa a bassissimo costo, diffuso additivo usato per aumentare il volume della carne macinata di hamburger, wurstel, kebab, cotolette, salsicce, ripieni di tortellini e di ravioli, chicken nuggets, salami, tutti fatti con gli scarti della carne derivata da altri processi produttivi.
Il caso scoppia all'inizio del mese di Marzo, quando l'emittente televisiva ABC News ha raccontato ai consumatori americani che il 70% della carne macinata venduta negli States contiene Pink slime a loro insaputa, visto che le leggi permettono di scrivere "100% carne bovina" sulle confezioni anche quando il prodotto è costituito per il 15% da questa poltiglia fatta anche di cartilagini, tendini e altri tessuti connettivi, triturati molto finemente, separati dal grasso in presse ad alta pressione, fino a 200 atmosfere, irrorati poi con ammoniaca per evitare il problema dei batteri, "conditi con degli aromi artificiali" e, infine, congelati.
Il Pink slime, prodotto principalmente dall'azienda Beef Product Inc. (Bpi), viene poi venduto all'ingrosso ai maggiori produttori di carne, che lo usano come additivo per fare aumentare peso e volume ai prodotti che finiranno negli scaffali dei a supermercati, fast food come McDonald's, Burger King e Taco Bell e ristoranti. Ma è tutto regolare, anche perché per il ministero dell'Agricoltura statunitense nel 2001 il prodotto disinfettato con ammoniaca è commestibileper gli esseri umani. Che importa, poi, se le parti dei bovini solitamente scartate per precauzioni sanitarie, come quelle più vicine alla pelle che possono essere contaminate dalle feci, ci finiscono dentro?
Ma, almeno questa volta, l'America non ci sta e, in seguito alla grande attenzione dei media e all'allarme lanciato dai consumatori, i produttori di carne bovina sono già alle prese con un notevole calo della domanda, mentre la BPI ha sospeso la produzione in tre dei suoi stabilimenti negli Stati Uniti. Eppure, come spiega Tom Laskawy su Grist, l'ammoniaca con cui viene trattato il Pink slime è solo l'ultimo "ingrediente" di una lunga lista di prodotti chimici non etichettati utilizzati nella lavorazione di quasi tutte le carni rosse e bianche industriali.
Ne sono un esempio gli elementi elencati in questo pdf dell'United Stated Department of Agriculture document, tra cui appaiono, solo per citarne alcuni, ipoclorito di calcio, usato nello sbiancamento del e nella pulizia delle piscine, acido ipobromoso, dotato di proprietà germicide, Dibromodimetilidantoinae e cloro. Ma anche alcuni antimicrobici approvati, come il sale, le spezie, il limone. E nessuno di questi elementi appare in etichetta. Perché? "Forse perché sapere quanto la carne abbia bisogno di essere trattata e disinfettata chimicamente prima di essere venduto, potrebbe scioccare e disgustare i consumatori", spiega Tom Laskawy.
E che dire poi di tutti gli altri alimenti trattati con quantità di ammoniaca anche maggiore rispetto quella utilizzata per la carne che finisce in hamburger & Co.? Un blogger  ci rivela, attingendo ai dati di un documento addirittura del 1973 (e non ci sono motivi per credere che le cose siano radicalmente cambiate), che il formaggio è in cima alla lista, con 0.138 grammi di ammoniaca ogni 100 grammi, tra i cibi che ne contengano, seguito, nell'ordine, da insaccati (0,11 grammi di ammoniaca per 100 grammi), burro di arachidi (0,049 grammi per 100), maionese (0,041 grammi per 100), ketchup (0,035), gelatina (0,034), ecc.
Ecco la classica "americanata", direte voi. E invece no: se pensate che in Italia la situazione sia diversa, vi sbagliate di grosso! Anche l'attento popolo tricolore, probabilmente, non conosce davvero il cibo che compra e che poi serve a tavola. Avete mai sentito parlare di "carne separata meccanicamente"? È un termine poco noto ai consumatori, anche se usato da diverse aziende italiane, presente nelle etichette di moltissimi prodotti realizzati e venduti nel Bel Paese e tradotto dall'inglese Mechanically separated meat (MSM). Beh, indovinate un po', questa dicitura non definisce altro che...rullo di tamburi...il pink slime. Sempre lui.
Basta fare un giro in un qualsiasi supermercato per rendersene conto: sono tantissimi i prodotti con questa dicitura in etichetta, dai wurstel ai cordon bleu, passando per spinacine, salumi, ripieni di tortellini e ravioli e zuppe disidratate. C'è però una differenza, spiega l'Aduc in una nota  : "da noi la lavorazione degli scarti della macellazione è un fatto abituale. Anche qui si usano i resti come in Usa, ma in tutta l'Ue è vietato disinfettare la carne con sostanze chimiche". In questo periodo, però, la Commissione Europea sta preparando una legge alimentare più severa e da dicembre 2011 è in vigore un nuovo obbligo di etichettatura, che però sarà vincolante solo fra tre e cinque anni.
"Esso contempla tra l'altro l'indicazione obbligatoria del luogo di provenienza per tutta la carne (finora valeva solo per quella bovina) e scritte sulle confezioni di una certa grandezza. E' invece ancora in fase di studio una definizione univoca di carne separata meccanicamente", spiega l'Associazione di Consumatori. Intanto, le aziende continuano purtroppo a pompare in questo modo davvero disgustoso il volume della carne che producono, ovviamente per abbattere i costi. E, visto che sono ancora troppi consumatori che non hanno scelto una dieta vegetariana o vegana, nonleggono le etichette e non sanno come è fatto ciò che mangiano, il profitto è garantito...

08/06/12

La Fiat 500 elettrica si farà, necessaria per il mercato americano


Fiat 500 EV
Inutile girarci attorno o cercare di negare l’evidenza: la scintilla dell’amore tra Fiat e l’auto elettrica non è ancora scoppiata e, almeno fino a quando i vertici del Lingotto non cambieranno la loro politica, non scoccherà ancora per qualche anno. Questo nonostante nel mondo delle quattro ruote ormai quasi tutti i più grandi gruppi stanno puntando su questo tipo di tecnologia.
E mentre risuonano ancora le parole con cui Sergio Marchionne bocciò l’auto elettrica un anno fa, arriva dagli USA l’ennesima conferma che produrre vetture a zero emissioni non è nelle corde di Fiat, non al momento almeno.
I più attenti obietteranno che la casa italiana si sta preparando al lanciare sul mercato del Nord America la sua prima vettura a propulsione elettrica, la Fiat 500 EV che arriverà nei listini Fiat entro il 2012. E questo è vero, ma a smontare facili entusiasmi relativamente a un possibile cambio di rotta da parte del Lingotto è lo stesso Sergio Marchionne, il quale ha spiegato i due motivi per cui la Fiat 500 elettrica diventerà realtà.
La prima ragione, quella principale, per cui Fiat produrrà una versione elettrica del “Cinquino” è legata alle leggi della California, che impone a tutti i costruttori interessati a vendere veicoli entro i propri confini di avere a listino almeno un modello a zero emissioni. Un requisito imprescindibile per la strategia di espansione americana di Fiat, che ha “costretto” quindi il costruttore a mettere in commercio una vettura di questo tipo.
La seconda ragione, secondo quanto spiegato dall’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, è quella di far acquisire agli ingegneri Chrysler una certa esperienza nel campo della propulsione elettrica, fornendo loro le necessarie competenze per i futuri modelli ibridi che la casa americana avrebbe intenzione di introdurre nella propria gamma entro il 2017.
La Fiat 500 EV diventa così una sorta di laboratorio per Chrysler, un terreno di studi e di esperienze che avrà però i suoi costi, dato che lo stesso Marchionne ha dichiarato come per ogni 500 elettrica venduta il gruppo perderà ben 10.000 dollari, un aspetto che andrebbe a confermare i dubbi espressi da sempre dai vertici Fiat riguardo l’opportunità o meno di puntare su questo genere di veicoli all’interno dell’offerta Fiat e Chrysler.
Fonte: Motori.it

07/06/12

Vacanze eco-sostenibili di lusso sull’isola fotovoltaica galleggiante


barca fotovoltaica
Anche il lusso sfrenato può essere ecosostenibile. È il caso del Solar Floating Resort progettato dal designer Michele Puzzolante: una imbarcazione circolare con sei posti letto dotata di pannelli fotovoltaici e provvista di ogni confort per i suoi ospiti, inclusa una camera trasparente per l’osservazione dei fondali.
In pratica si tratta di una piccola isola galleggiante realizzata in balsa e fibra di vetro. L’innovazione sta nel fatto che l’imbarcazione è rivestita da un sottilissimo film fotovoltaico in grado di produrre energia dal sole. La stessa forma circolare del Solar Floating Resort è un accorgimento per migliorare l’esposizione ai raggi del sole e ottimizzare la produzione di energia, mentre la presenza di una batteria permette di accumulare l’elettricità necessaria per le ore notturne.
Tra i due strati che costituiscono la struttura della barca solare, inoltre, è presente una intercapedine di 30 centimetri che migliora l’isolamento degli ambienti “sotto coperta” e permette di ridurre i costi per il condizionamento delle cabine. Il tutto senza rinunciare al confort e al lusso.
Il Resort, infatti, è dotato di un ponte di 110 metri quadri di superficie, che permette di ospitare comodamente fino a 6 passeggeri, ciascuno dei quali può contare su una cabina con servizi privati. Gli ambienti comuni consistono in un ristorante e un bar con area relax, oltre – ciliegina sulla torta – a una camera trasparente posta sotto il pelo dell’acqua, per consentire agli ospiti di godersi una osservazione subacquea comodamente seduti nella pancia della barca. Unico problema, il prezzo, che non è esattamente popolare. Ma le vacanze di lusso, sostenibili o meno, hanno sempre il loro costo.


Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/vacanze-eco-sostenibili-di-lusso-sullisola-fotovoltaica-galleggiante-9797.html#ixzz1wXzM8Xe2

06/06/12

Mam And Baby: il sito eco-bio per tutta la famiglia


Siamo molto lieti di presentare sulle nostre pagine il sitoMam And Baby, un ottimo link da mettere nei Preferiti per tutte quelle donne e quei genitori che sono attenti alla salute dei propri bambini e al rispetto dell’ambiente. Qui troverete un negozio online di prodotti biologici certificati per donne, mamme e bebè e una serie di pagine particolarmente utili che parlano di gestazionepartoallattamento esvezzamento nel rispetto di una mentalità che ci considera parte della natura stessa.
L’intento dell’iniziativa è di risvegliare il ritorno al naturale sia per ciò che riguarda le informazioni fornite sulle pagine appena sopra menzionate, sia per ciò che concerne la vendita dei prodotti presenti nell’e-commerce perché essi vengono attentamente selezionati dalla titolare che – in qualità di mamma e di donna ha ovviamente a cuore la salute dei propri piccoli e la propria.
Altra cosa interessante è che tutti i prodotti fin’ora scelti nel sito Mam And Baby rispettano in pieno le aspettative degli animalisti perché non sono testati su animali e contengono soltanto sostanze vegetali.