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19/06/12

Tonno in scatola: MareBlu solo da pesca sostenibile entro il 2016


Fonte Foto: Mareblu.it
A seguito della campagna "Tonno in trappola" promossa negli scorsi mesi da parte diGreenpeace nei confronti delle aziende produttrici di tonno del nostro Paese e successivamente ad accordi intrapresi con Legambiente in vista di un percorso teso alla sostenibilità ed all'impegno ambientale, Mareblu annuncia oggi un importante passo in avanti relativamente ai propri metodi di pesca, che entro il 2016 dovranno prevedere unicamente l'impiego del metodo con canna (Pole&Line) o di reti a circuizione senza uso di sistemi di aggregazione per pesci (FAD).
Secondo Giorgia Monti, responsabile della "Campagna Mare" di Greenpeace, si tratta di un passo avanti molto importante. Mareblu è infatti il primo marchio italiano ad impegnarsi chiaramente nell'eliminare l'uso di reti a circuizione con FAD, un metodo di pesca distruttivo, che non solo cattura numerose specie in pericolo, ma anche esemplari giovani di tonno, aggravando la crisi degli stock. Giorgia Monti aggiunge come sia ora che gli altri leader del mercato italiano del tonno in scatola prendano lo stesso impegno.
Come sottolineato da parte di Adolfo Valsecchi, presidente di Mareblu: "Gli impegni presi oggi sono essenziali non solo per tutelare la risorsa tonno, ma per garantire un futuro alla nostra azienda. Speriamo che i nostri standard vengano adottati presto anche dal resto dell'industria conserviera del tonno". Inoltre, dallo scorso aprile, Mareblu ha instaurato nel nostro Paese una partnership con Legambiente, al fine di rendere maggiormente trasparente il proprio percorso di miglioramento delle performance di rispetto ambientale nella produzione del tonno.
L'accordo tra l'azienda che occupa il terzo posto tra le industrie del tonno italiane e Legambiente si basa sulla proposta da parte dell'associazione ambientalista di compiere regolarmente deicontrolli in merito al proprio percorso di sostenibilità. Il marchio Mareblu sarà inoltre a fianco di Legambiente nel contribuire a sostenere il centro di recupero tartarughe marine di Manfredonia e la manifestazione "Spiagge e Fondali Puliti", una delle più importanti e seguite espressioni di ambientalismo attivo in merito alla difesa del mare e delle coste in Italia.
L'azione di Mareblu non si ferma all'Italia, ma si estende a livello internazionale. Mareblu si è infatti impegnata ad appoggiare la creazione di riserve marine nelle zone d'alto mare del Pacifico, a incrementare nei propri prodotti la quota percentuale di tonnetto striato (unica specie al momento non in crisi), a non utilizzare il tonno obeso (specie vulnerabile secondo l'IUCN), e a offrire maggiore trasparenza ai consumatori, indicando in etichetta oltre al nome della specie, l'area e il metodo di pesca.
Greenpeace tiene a comunicare come Mareblu debba ora concretizzare le proprie promessedi impegno attraverso azioni concrete, che le permettano di rispettate gli accordi intrapresi entro i termini stabiliti. Dopo un anno di forti pressioni da parte di Greenpeace, Mareblu ha comunicato la propria decisione di estendere anche all'Italia gli impegni nel campo della sostenibilità già intrapresi relativamente al mercato inglese, sotto il marchio John West.
Ai consumatori di tonno, ricordiamo infine il galateo del riciclo delle lattine che lo contengono, del loro involucro e dell'olio che si trova al loro interno, al fine di svolgere una corretta raccolta differenziata in merito. Tale decalogo è stato presentato da Mareblu in occasione di "Spiagge e Fondali Puliti 2012", la tre giorni di pulizia delle località balneari promossa da Legambiente:
1. Il cartoncino esterno deve essere gettato insieme alla carta e al cartone
2. L'olio residuo va raccolto in una bottiglia ed eliminato nella più vicina ecostazione
3. Non versare mai l'olio negli scarichi dell'acqua
4. La lattina va tra i rifiuti metallici

18/06/12

Decreto sviluppo: tutte le novità


palazzoChigi
Decreto sviluppo. È stato approvato questa mattina dal Consiglio dei Ministri riunitosi alle 9.30 a Palazzo Chigi. Il provvedimento, volto a creare "crescita sostenibile" e "occupazione di qualità" è stato proposto dal Ministro dello sviluppo economico e contiene un pacchetto di misure urgenti e strutturali.
Sotto il profilo strettamente ambientale, il Decreto sviluppo ha introdotto diverse misure. Dalla deroga per le trivellazioni al bonus per le ristrutturazioni. Anche il Sistri è stato discusso all'interno del Consiglio dei Ministri, anche se era già stata annunciata dallo stesso Ministro Passera la sua sospensione. Ma ecco nel dettaglio quali sono i principali punti del decreto sviluppo.

1. Deroga per le trivellazioni

All'interno del documento è stato predisposto un fondo per le attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore, finanziato attraverso l'aumento delle royalties per le estrazioni in mare (dal 7 al 10 per cento per gas e dal 4 al 7 per cento per petrolio). Si è inoltre stabilita una fascia di rispetto unica, per petrolio e per gas, che ha alzato la soglia dalle attuali 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, riferita a tutte le nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Tuttavia, le bozze circolate prevedono però che il limite possa essere "ridotto, sino a non meno di 7 miglia, per le attività individuate d'intesa fra i ministri di Sviluppo economico e Ambiente".

2. Sistri rinviato a dicembre 2013

Ormai mancava solo l'ufficialità. Il Sistema di tracciabilità dei rifiuti è stato sospeso col la motivazione di "consentire i necessari accertamenti sul funzionamento". Il periodo di stop si protrarrà per un massimo di 12 mesi.

3. Sostegno agli indigenti

Il nuovo dl ha istituito un fondo per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti, attraverso le organizzazioni caritatevoli.

4. Sviluppo di occupazione giovanile nella green economy

Il nuovo decreto, come anticipato nei giorni scorsi, guarda all'occupazione giovanile nei cosiddettigreen jobs. Per farlo ha esteso il finanziamento agevolato previsto dal fondo Kyoto, su cui sono disponibili 470 milioni di euro, a soggetti pubblici e privati che operano in ulteriori 4 settori della Green Economy: protezione del territorio e prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, ricerca e sviluppo e produzioni di biocarburanti di seconda e terza generazione, ricerca e sviluppo e produzioni e installazione di tecnologie nel solare termico, solare a concertazione, solare termo-dinamico, solare fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia, incremento dell’efficienza negli usi finali dell’energia nei settori civile e terziario (incluso social housing). Il finanziamento ai progetti di investimento è vincolato alla creazione di nuova occupazione giovanile a tempo indeterminato.

5. Bonus ristrutturazioni

Spazio anche agli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici. Dal 1° gennaio al 30 giugno 2013 potrà benenficiare della detrazione di imposta del 50 per cento chi effettuerà interventi di riqualificazione energetica. Inoltre viene confermata ed estesa la disciplina degli incentivi fiscali per le spese di ristrutturazione edilizia. L’agevolazione favorisce gli interventi edilizi ordinari.
Su quest'ultimo punto si è espresso il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, che ha detto: "Il Governo ha fatto bene a inserire nel decreto sviluppo la riqualificazione urbana come volano per il rilancio economico e del settore edilizio in crisi. Peccato, però, che le norme previste nel provvedimento rischino di fermare proprio quella innovazione indispensabile per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza dello stesso patrimonio edilizio. Dispiace segnalare che neanche il terremoto in Emilia o l’accordo raggiunto oggi al Parlamento europeo sulla nuova Direttiva per l’efficienza energetica abbiano portato a un cambiamento nel modo di affrontare le priorità per il rilancio dell'edilizia nel nostro Paese".
Due i punti critici rilevati dagli ambientalisti: innanzitutto il fatto di mettere sullo stesso piano interventi innovativi e non "con uguali incentivi sia per quelli che producono risparmio e benessere che per quelli che sprecano energia e usano materiali vecchi, insicuri e inquinanti". In secondo luogo, Legambiente lamenta l'assenza di obiettivi nella riqualificazione urbana: "È giusto proporre una regia nazionale per gli interventi e prevedere risorse per le aree più degradate – ha conclusoCogliati Dezza -, ma è assurdo che non vi sia alcun obiettivo di innovazione o di qualità e trasparenza, quando questi cantieri possono e devono far diventare protagonista l'edilizia a consumi zero e soluzioni architettoniche e urbane scelte attraverso concorsi in maniera trasparente".
Per questo, Legambiente chiede a governo e parlamento di "non fermare la strada dell'innovazione e di aiutare così le famiglie e la creazione di lavoro".

17/06/12

COIN & WWF Uniti per il Mediterraneo


























Nell’anno del mancato “Countdown blu” per la tutela delle aree marine, una scadenza internazionale talmente in "alto mare" da essere posticipata al 2020, Coin risponde all’appello del WWF per la tutela delle nostre coste e dei nostri mari.      

Dal 10 maggio è stata lanciata la campagna di sensibilizzazione per il Mediterraneo “A sea of love, a sea of life” per aiutare il WWF in uno degli ambiziosi obiettivi scelti per la Festa Oasi WWF 2012: creare l’Oasi di Scivu ad Arbus in Sardegna.
In tutti gli store Coin sono disponibili un braccialetto e una T-Shirt (limited edition) in cotone organico disponibili per lei (“A sea of love a sea of life”) e per lui (“Saving Environment Action”) con lo slogan della campagna. Il ricavato sarà interamente devoluto al WWF per sostenere la nascita della nuova Oasi di Scivu ad Arbus.


Inoltre, per sostenere questo progetto, Coin dedicherà al WWF le vetrine dei negozi di tutta Italia.

Hanno prestato il loro volto per questa iniziativa il campione di nuoto Massimiliano Rosolino e il conduttore Francesco Facchinetti.

Il Progetto Oasi di Scivu
Il Progetto Oasi di Scivu ha come obiettivo la realizzazione di un’Oasi nel territorio di Scivu, ad Arbus (provincia del Medio Campidano), uno dei tratti più interessanti del litorale sardo e mediterraneo.  Grazie alla disponibilità di una delle famiglie proprietarie dell’area che ha permesso di lanciare il progetto di Oasi, il WWF intende contribuire concretamente alla tutela del territorio, oggi interessato da vari fattori di degrado e disturbo, quali il passaggio fuoripista e sulle dune dei mezzi fuoristrada; il taglio della vegetazione e in particolare degli esemplari anche vetusti di ginepro; i rifiuti sparsi e la caccia. Inoltre, con l’Oasi, il WWF vuole far vivere in maniera ecocompatibile l’area, promuovendo iniziative di educazione e sensibilizzazione e attività e servizi di fruizione sostenibili.
L’area è parte del complesso dunale denominato Scivu-Piscinas, considerato l’unico deserto costiero di tutta l’Europa. Tutta l’area è compresa all’interno del Parco Geominerario storico ambientale della Sardegna.Tra le dune di Scivu è possibile incontrare il cervo sardo, una specie salvata dall’estinzione quasi trent’anni fa grazie alla creazione dell’Oasi WWF di Monte Arcosu, nell’entroterra dell’isola, che a Scivu vede uno dei nuclei storici più vitali. Aiuta le Oasi >>

LEGGI TUTTO SU: http://www.wwf.it/client/render_oasi.aspx?content=0&root=8020


Scatti dall’Oasi



16/06/12

Mobili da pomodori, jeans e automobili

Springtime Re:composed


Cambiare l’arredamento di casa non è mai stato così ecologico e trendy. Non c’è più bisogno di tagliare quintali di alberi per costruire un armadio di pregiatissimo design: oggi anche i mobili si riciclano e nascono dai prodotti più impensabili, come gli scarti di pomodoro, i jeans o l’automobile.
È l’idea innovativa di Springtime, società di Amsterdam, con la sua speciale linea Re:composedmobili creati a partire da ciò che altri considerano immondizia. Così un tavolo può nascere da un’automobile destinata alla demolizione, un vassoio da una pianta da frutto rifiutata dagli agricoltori perché poco produttiva e una poltrona da un paio di jeans.
Non si tratta di un semplice processo di riciclo, ad esempio utilizzando un abito per farne stoffa per ricoprire pezzi d’arredamento, bensì di un procedimento a metà tra il compostaggio e l’ingegneria industriale per combinare schiume, sabbia, metalli e stoffa così da creare nuovi e inediti materiali.
Dalle automobili si traggono le parti in latta e alluminio, dal settore tessile materiali grezzi come il jeans e, infine, dall’agricoltura si prendono in prestito tutti quei prodotti non più idonei per generare frutti, come le piante ormai diventate vecchie e sradicate per far spazio a coltivazioni più giovani. Opportunamente trattati con una speciale bioresina, questi scarti diventano un materiale particolarmente solido ma altrettanto malleabile, destinato a durare intatto per moltissimi anni.
Non è però tutto. Uno dei limiti più grandi dell’arredamento ecologico è spesso stato un design meno curato rispetto ai concorrenti classici, sia perché si utilizzano materiali grezzi e sia perché i processi di verniciatura vengono ridotti al minimo, perché altamente inquinanti. Spesso si ha quindi la sensazione del “non finito”, del povero. Le proposte di Springtime superano anche questo ostacolo: i mobili ecologici sono finemente curati in ogni dettaglio, bellissimi da vedere, altamente in linea con i cataloghi dei big del settore. Il tutto, però, senza danneggiare l’ambiente.
Fonte: TreeHugger
 

15/06/12

Sostenibilità in campo, dal benessere bio alla mensa a Km zero


Prendersi cura di sé senza compromettere la salute del pianeta: Aboca coglie nel segno quando fa del rispetto ambientale il proprio core business, dall’utilizzo di piante biologiche per i propri prodotti alla mensa aziendale fornita da agricoltori locali.


Se l’attenzione all’ambiente è ormai un must per la maggior parte delle attività imprenditoriali impegnate nel mostrare al consumatore la propria sostenibilità, nel panorama italiano c’è anche chi ha fatto del rispetto dell’ambiente il suo core business, iniziando il percorso virtuoso in tempi non sospetti. Ne è un esempio Aboca, nata più di trent’anni fa con l’intenzione di applicare alla tradizione e all'uso delle piante medicinali a scopi salutistici la ricerca e la tecnologia dell'industria moderna, nel rispetto della natura.
Il suo fondatore e attuale presidente, Valentino Mercati, ha infatti saputo realizzare una realtà imprenditoriale di successo a partire dall’ambiente naturale e dalle sue interazioni, ponendo le basi per una cultura basata sulla convinzione che la salute dell’uomo non può prescindere dal rispetto e dalla conservazione delle risorse naturali, condicio sine qua nonper la stessa sopravvivenza della specie umana.
Ecco quindi le basi che hanno portato alla realizzazione di prodotti derivanti da agricoltura biologica e confezionati attraverso materiali facilmente recuperabili come vetro e cartone. Non manca nella gestione aziendale una forte attenzione ai dipendenti e all’eco-compatibilità degli uffici che, oltre alla filiera produttiva, sono spesso responsabili di una buona fetta di sprechi e consumi.
Anche in questo campo Aboca si dimostra a favore di ambiente: negli ultimi anni sono state realizzate iniziative che promuovono stili di vita aziendali a basso impatto ambientale e di rispetto della natura, per esempio promuovendo l’utilizzo di bottiglie di vetro con vuoti a rendere, anziché in plastica; suggerendo il car pooling e l’utilizzo di auto aziendali a metano; privilegiando nella mensa aziendale prodotti alimentari di fornitori locali certificati, favorendo così il chilometro zero; organizzando, infine, lo spegnimento automatico delle stampanti dopo gli orari di lavoro.