Cuore del complesso è una grande villa georgiana costruita nel ’700 da un nobile ugonotto e poi acquistata nel 1980 dal principe negli anni in cui era appena iniziata la vita matrimoniale con Lady Diana. La villa è circondata da un giardino di ben 300 ettari, curati dal principe con l’aiuto di un piccolo esercito di giardinieri. A poche miglia si trova una fattoria chiamata Duchy Home Farm, un paradiso della biodiversità: 600 ettari di terreno coltivati a mais, orzo e frumento, oltre che con una cinquantina di varietà di ortaggi biologici. Sui prati pascolano le pregiati bovini Aberdeen Angus, oltre che varie razze di maiali originali inglesi e pecore delle isole Ebridi.
Non solo qui si respira l’aria delle vecchie fattorie inglesi, ma questo è il regno dell’ecosostenibilità e dell’agricoltura biologica: banditi diserbanti e pesticidi chimici, si innaffia solo con acqua piovana filtrata e si concima il terreno con compost derivato dal riciclo degli scarti. Carlo coltiva antiche specie di ortaggi e alberi da frutto della tradizione britannica, alcuni a rischio di estinzione. Anche il paesaggio è stato sempre tutelato negli anni, con il ripristino dell’architettura rurale e dei muretti a secco in pietra locale. Insomma, è il trionfo di una filosofia dell’ambiente di cui il principe del Galles – bisogna ammetterlo – è sempre stato promotore, anche in tempi non sospetti. The prince who talked to plants, lo aveva soprannominato la stampa inglese: “il principe che parla con la verdura”.

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