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23/11/11

Philips, cinque gadget eco e futuristici:



La nota azienda olandese Philips possiede un settore di avanzata ricerca tecnologica, volta allo sviluppo di nuovi dispositivi e soluzioni innovative che in un futuro potranno essere adottate nella vita di tutti giorni. Uno dei futuristici progetti in corso è la Microbial House, (letteralmente una casa gestita dai microbi), un esempio di abitazione eco-sostenibile, presentata in occasione della Settimana olandese del design, che ruota intorno al bio-gas, una fonte energetica che arriva dagli esseri viventi microbici.
Si compone di 5 incredibili oggetti di uso quotidiano  che nel progetto della Microbial House funzionano appunto a bio-metano.
GUARDA LE FOTO: dai subito un’occhiata alla Microbial House!
1. Il principale è la cucina a isola con bio-digestore: da qui viene prodotto gas metano in grado di alimentare il resto della casa a partire dai rifiuti solidi umani e vegetali. L’isola è sia dotata di un serbatoio di vetro che consente di controllare i livelli di energia che di ruote rendendola così facile da spostare.
2. Anche la bio-lampada è alimentata dal bio-metano ma in questo caso prodotto grazie all’azione dei batteri che vivono nei rifiuti. Piccoli tubi in silicone conducono il metano ad una serie di bolle di vetro fatte a mano e tenute assieme da una struttura in acciaio. La fonte energetica può venire sostituita da proteine fluorescenti che emettono differenti colori.
3. La dispensa per frutta e verdura è una struttura in legno riciclato, costituita al centro da alcuni contenitori in terracotta e un ripiano che funge da tavolo. Le vaschette, di spessore e dimensioni diverse, servono a mantenere fresca la carne e le verdure. La superficie esterna del tavolo è riscaldata dal passaggio di tubi di acqua calda, a sua volta riscaldata dal bio-metano proveniente dal bio-digestore. Nella parte superiore della struttura trovano spazio dei vasi di ceramica, per incoraggiare la coltivazione personale di piante e erbe aromatiche da utilizzare in cucina in una sorta di erbario domestico.
4. Riciclatore di plastica a saliscendi: è un’altra incredibile invenzione che fa parte della Microbial House. All’interno di questo specie di ascensore a paternoster i rifiuti e gli imballaggi di plastica vengono distrutti dall’azione di alcuni funghi. In teoria, se la plastica o l’inchiostro su di essa non dovessero contenere metalli pesanti tossici, questi funghi sarebbero in grado di generare addirittura altri funghi commestibili.
5. Infine, la fonte di metano che alimenta tutta la casa: il gabinetto! Concepito come un bagno alla turca, separa i rifiuti liquidi dai solidi, canalizzando questi ultimi al sistema che li converte in metano, mentre l’acqua viene filtrata da piante per poter essere utilizzata nell’innaffiatura. Non consuma energia nel suo funzionamento e lo scarico ha una capacità di un solo litro d’acqua.
Completano la Microbial House anche una bio-farmacia, dove le condizioni dei rifiuti del corpo umano diventano dati per studiare le proprie condizioni di salute, e un’arnia domestica, dove far crescere le proprie api per farsi il miele da soli.
GUARDA LE FOTO: ecco i dettagli dell’incredibile Microbial House!
Evidentemente questo progetto è estremamente avveneristico, quasi come utopico. L’obiettivo della Philips non è di creare qualcosa da poter immettere immediatamente sul mercato ma dare impulso ad un nuovo modo di pensare i rifiuti, l’energia ed il riciclo: quello che abitualmente si butta non è più qualcosa di inutile da gettare e allontanare dalla nostra vista ma può diventare il carburante essenziale per la nostra casa, fornendo l’energia di cui abbiamo bisogno per svolgere attività quotidiane.
E’ un concetto quasi rivoluzionario e nel momento in cui sapremo farlo nostro, saremo sulla strada giusta per un modo di vivere eco-sostenibile e saremo allora in grado di vivere nella Microbial House!

Nuove etichette europee, scarica gratis l'e-book:

Grandi cambiamenti per il comparto alimentare che a partire dal 22 novembre 2011 dovrà adeguarsi alle nuove normative europee riguardanti le etichette dei prodotti alimentari. Si tratta dell’ultimo regolamento che la Comunità ha deciso di varare per semplificare l’identificazione delle caratteristiche dei cibi che finiscono sulla tavole dei consumatori dei Paesi Membri.
Tra le principali novità c’è l’introduzione (finalmente obbligatoria) della tipologia degli olii vegetali, la tabella nutrizionale e l’obbligo di rendere le diciture comprensibili, a partire dai caratteri tipografici che non potranno più essere “miniaturizzati”. E non finisce qui. La lista degli ingredienti di alimenti contenenti allergeni dovrà essere adeguatamente compilata e si potrà utilizzare una nuova simbologia (quella del semaforo) per contrassegnare gli alimenti troppo grassi, dolci, ecc.
SCARICA QUI GRATUITAMENTE L’E-BOOK SULLE NUOVE ETICHETTE
Purtroppo, però, non tutte le direttive saranno obbligatorie fin da subito: il regolamento potrà essere applicato entro 3 anni, mentre l’adeguamento delle informazioni nutrizionali entro 5: questo significa che sui banchi del supermercato e dei negozi potremo trovare alimenti con vecchie etichette nutrizionali fino al 2016. Anche l’obbligatorietà dell’indicazione del paese d’origine dovrà attendere per essere recepita: per le carni suine, ovine caprine e il pollame l’obbligo scatta entro 2 anni dalla pubblicazione del regolamento sulla gazzetta ufficiale.
Per comprendere tutti i passaggi di questa rivoluzione che cambierà, in parte, il “volto” dei prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati, si potrà consultare il sito ilfattoalimentare o scaricare gratuitamente qui “L’Etichetta”, un pratico e-book scritto da Dario Dongo che analizza, spiega ed esemplifica la comprensione della nuova normativa in tutti i suoi aspetti a tutto vantaggio del consumatore. Occhi aperti allora!

22/11/11

Maccastorna, il paese alimentato da pomodori:

L’idea nasce su iniziativa di Antonio Biancardi, imprenditore agricolo e amministratore delegato della Solana SpA, azienda che lavora annualmente duecento mila tonnellate di pomodori. Grazie proprio ai residui della lavorazione dei pomodori, uniti poi a liquami bovini e trinciato di mais, sarà possibile ottenere energia pulita da impiegare nel riscaldamento dell’intero paese.
L’impianto, costruito nell’azienda agricola Solana, impiegherà avanzate tecniche di trasformazione biologica ed inizierà a funzionare nell’inverno dell’anno prossimo.
Maccastorna trarrà diversi vantaggi dall’innovativo progetto. Innanzitutto sarà possibile ridurre i rifiuti reimpiegandoli per riscaldare gli edifici senza creare emissioni inquinanti nell’atmosfera, inoltre le potenzialità dell’impianto potranno essere studiate nel medio – lungo periodo e varranno da esempio positivo per altri comuni anche più grandi. La messa in opera di questo progetto, che trae energia dalle biomasse (residui agricoli, scarti di industrie agro-agroalimentari e reflui degli allevamenti) permette di trasformare ciò che era un costo in una preziosa risorsa. I cittadini di Maccastorna non dovranno più preoccuparsi in futuro delle bollette per il riscaldamento, potranno abbandonare le caldaie e passare ad una fonte energetica meno dannosa per l’ambiente.
L’impianto servirà inizialmente gli edifici aziendali ma in un secondo momento grazie ad una rete di distribuzione sarà collegato a tutti gli edifici del paese. Il “progetto Maccastorna” è stato esposto a Cremona in occasione della manifestazione sulle fonti di energia rinnovabile Bio Energy Italy, tenutasi dal 18 al 20 marzo di quest’anno.
La cooperazione e fra l’industria conserviera e la municipalità è stata elogiata, in quanto iniziativa capace di  valorizzare gli scarti della produzione agricola e industriale per ottenere in cambio una fonte alternativa di energia ed una buona opportunità di guadagno. Difatti buona volontà, conoscenza delle tecnologie e delle norme di settore possono concretizzarsi in una vantaggiosa occasione di profitto.

21/11/11

Burrocacao fai da te, ricetta e trucchi:


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Le vostre labbra a causa del freddo sono sempre secche e screpolate? Scoprite i segreti per avere labbra morbide e tutte da baciare…Alla frutta, coi brillantini, senza brillantini, allamenta. Insomma, il burrocacao è un oggetto immancabile quando arriva il freddo. Ne abbiamo tanti, tantissimi, è come se non potessimo proprio farne a meno. Uno nella borsetta, uno nel cappotto, uno tra le mani. Abbiamo l’imbarazzo della scelta, però… C’è un però. Tutti quelli in vendita sono invitanti, hanno un profumo irresistibile e prezzi accessibili ma un unico grande difetto, quello di non essere poi molto efficaci, non trovate? E allora perchè non farlo in casa ottenendo risultati eccellenti?
Burrocacao al miele
Ingredienti:
- Burro di cacao (lo trovate in pasticceria);
- burro di karitè (lo trovate in erboristeria);
- miele;
- olio di jojoba;
- un piccolo contenitore (per esempio i vasetti delle marmellate mignon o qualche contenitore vuoto di crema per il viso).
Preparazione:
Nel contenitore fate sciogliere a bagnomaria il burro di karitè e quello di cacao. Togliete dal fuoco il composto e versa al suo interno il miele: aggiungi 5 gocce di olio di jojoba per evitare che il composto sia troppo solido. Mescolate finché non diventa relativamente solido e aggiungete man mano alcune gocce di olio essenziale a tua scelta per dare il tuo “marchio di fabbrica”. Infine fate raffreddare in frigo.
Attenzione però: la quantità degli ingredienti potete sceglierla voi, tienete però conto delle proporzioni: 1/3 di burro di cacao, 1/3 di burro di karité e 1/3 di miele.
Burrocacao alle Vitamine e Miele
Ingredienti:
- Cera d’api;
- burro di karitè;
- olio di mandorle dolci;
- miele;
- oli essenziali;
- capsule di vitamina E;
- un piccolo contenitore.
Preparazione:
Unite 1 cucchiaio di cera d’api, 1 cucchiaio di burro di karitè, mezzo cucchiaio di olio di mandorle dolci e una capsula di vitamina E in un contenitore. Inserite il composto nel microonde a bassa potenza e tiratelo fuori quando è caldo e sciolto. Aggiungete un cucchiaino di miele e 2 gocce di olio essenziale a vostra. Mescola finché non si raffredda, travasate il tutto nel piccolo contenitore che volete usare e fate raffreddare completamente in frigo.
Non perdete tutti i consigli e i tutorial di bellezza di Giardinieri in Affitto! E scoprite anche come fare un balsamo fai da te alle erbe.
Immagine: iStockphoto

La GDO può ridurre i rifiuti, ecco come:


Il miglior metodo per affrontare la questione rifiuti sarebbe non generarne. Essendo evidente l’impossibilità di una pratica simile in termini assoluti, l’attenzione va focalizzata sulla riduzione dei rifiuti che produciamo. A questo scopo, le due azioni fondamentali sono la prevenzione ed il riuso.
Queste due pratiche passano addirittura attraverso una normativa europea (98/2008 CE), con la quale l’Unione Europea spinge i propri Stati membri ad agire perseguendo politiche e strategie “Verso una società del riciclo” (come viene, per l’appunto, sottotitolata la direttiva europea sopra citata).
Perché rappresentano un tentativo di attuazione di politiche di sostenibilità ambientale e di divulgazione di buone pratiche in un sistema in cui la GDO, appunto, si trova in una posizione di grande forza e si può permettere di  influenzare il mondo della produzione a monte e agire direttamente sui prodotti a marca dell’insegna o private label.
1. Ridurre drasticamente il consumo di sacchetti monouso nel reparto ortofrutta con l’affiancamento di una soluzione riutilizzabile.
2. Inserire nell’offerta attuale di spazzolini almeno un modello con testine intercambiabili con ricariche in confezioni a parte ed esercitare pressione verso i produttori delle marche tenute in assortimento perchè considerino la conversione a questo sistema meno impattante in tempi certi.
3. Ridurre l’overpackaging dei prodotti di gastronomia confezionati nei punti vendita.
4. Chiedere ai propri fornitori di eliminare al più presto i doppi imballaggi evitabili e gli imballaggi secondari.
5. Sostituire gli imballaggi a partire dalla private label in poliaccoppiato che non è riciclabile con imballaggi in monomateriale che invece lo sono, al fine. O, almeno, ridurre la percentuale di rifiuto indifferenziato che maggiormente incide e determina i costi di smaltimento.
6. Mettere a disposizione in tutti i punti vendita un ampio assortimento di prodotti per la detergenza del corpo della casa acquistabili alla spina o in formati concentrati.
7. Fare una regolare comunicazione per valorizzare le politiche ambientali intraprese, attivando allo scopo tutti gli strumenti di comunicazione e di fidelizzazione.
La Grande Distribuzione assume dunque un ruolo di interlocutore imprescindibile al fine di sensibilizzare sulla questione della sostenibilità delle imprese. Qualche successo è già stato ottenuto: 19 gruppi della Grande Distribuzione, ad esempio, hanno raccolto la proposta di promozione della borsa riutilizzabile verso la propria clientela e Barilla presenta una nuova linea di biscotti con involucro monomateriale in polipropilene riciclabile.
Insieme alla proposta delle sette azioni da adottare, elencate sopra, vengono lanciate due iniziative, “Meno Plastica per Tutti” e “Mettila in Rete”, finalizzate a tagliare il peso degli imballaggi e altri articoli usa e getta. L’iniziativa Mettila in Rete, che prevede la sostituzione dei sacchetti monouso nel reparto ortofrutta con reti riutilizzabili, è già stata accolta dall’Iper E.Leclerc Conad di Terni: da qui partirà il progetto pilota che valuterà l’estensione dell’iniziativa ad altri punti vendita.
Ma molto si può e si deve ancora fare!