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25/11/11

I 15 porta biciclette più bizzarri:


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Dimenticatevi delle tradizionali rastrelliere per biciclette: utili oggetti in metallo privi di personalità e design. Oggi, i dispositivi adibiti a portabiciclette sono veri e propri oggetti d’arredo se utilizzati nelle nostre case e vere sculture pubbliche se impiegate nelle metropoli urbane o nei tranquilli paesini fuori città. I designers hanno letteralmente trasformato questo accessorio in vere e proprie opere d’arte. 
Allora cosa aspettate? Lasciatevi catturare e ispirare da questi innovativi e creativi portabici.

Tavolo portabici PIT IN di Store Muu Design Studio

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Lo Store Muu Design Studio ci propone PIT IN questa innovativa soluzione che consente di stare comodamente seduti al tavolo sulla nostra bici a controllare la posta elettronica, sorseggiando magari un buon caffè: immaginate che bello trovarli al bar o in altri luoghi pubblici. I designers giapponesi stanno già lavorando ad alcune varianti che ci consentiranno addirittura di pedalare sul posto e magari di produrre energia per alimentare il nostro laptop o il lettore mp3.
Portabici minimalista in legno di Chris Brigham
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Semplice ed elegante l’idea proposta dal falegname Chris Brigham. La Shelf Bike è una mensola in legno con una fessura ad angolo che consente di inserire il telaio della bicicletta al muro senza far cadere libri o altri oggetti presenti sulla mensola. L’unico neo è che sembra funzioni solo con bici da uomo.

Rastrelliera a forma di pettine

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Questa singolare rastrelliera per biciclette è una vera e propria scultura urbana che potrete ammirare nelle strade di Roanoke, in Virginia. E’ stata realizzata dal Knowhow Shop di Los Angeles.

Bike Hanger. Rack portabici verticale rotante

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Anche se il nome in italiano ricorda una delle distruttive armi di Jeeg Robot d’acciaio il Bike Hanger potrebbe essere una soluzione estremamente creativa, funzionale ed intelligente per parcheggiare le bici in città. Progettato appositamente per Seoul, in Corea del Sud, questo portabici rotante può allocare dalle venti alle trentasei bici e può essere installato sui lati degli edifici in modo da non intralciare le strade e i marciapiedi sottostanti. E’ realizzato in acciaio e plastica riciclata e necessiterebbe solo di una lubrificatina ogni tanto per restare efficiente.

Il sistema Racor

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Riporre la vostra bici in alto è un buon modo per risparmiare spazio e diminuire gli ingombri soprattutto se possedete una casa piccola ma non è sempre facile poi recuperare la bicicletta. A risolvere il problema ci pensa il Racor, un sistema di sollevamento per biciclette che grazie a una puleggia e a dei ganci di acciaio vi consentirà di alzare e abbassare a vostro piacimento il mezzo a due ruote.


L’Artiglio del Gladiatore

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Una soluzione più sicura e più bella da vedere del classico gancio portabici è quella rappresentata dall’Artiglio del Gladiatore. Questo innovativo sistema da soffitto ideato dallaABC’s American Inventor consente di agganciare in modo veloce e sicuro lo pneumatico posteriore della vostra bici semplicemente premendo un pulsante.

Una margherita futuristica

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Questo prototipo è stato realizzato dal designer Yoann Henry Yvon che ha voluto portare con la sua “Margeurite” un tocco di colore e di design all’interno dello sfondo grigio e noioso della città. Yvon ha creato questa margherita a cinque petali che è stata fotografata a Valencia in Spagna.

Cycloc: portabici colorato

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Questo soluzione accattivante ed originale, ideata da Andrew Lang, ha vinto il Consumer Product Design of the Year Award per il suo “modo” semplice ma nel contempo ingegnoso di appendere la bicicletta. Disponibile nei colori bianco, arancio, verde o nero, il Cycloc può agganciare la bici sia in verticale che in orizzontale e può contenere anche piccoli accessori come ad esempio i guanti.

Portabici verticale Petalo

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Anche se non è certo il migliore esempio in fatto di ottimizzazione degli spazi questo “albero portabici” è sicuramente molto cool e può essere utilizzato nei luoghi pubblici.
Ideato e realizzato da Vern Ohlman in Michigan il Bike Petalo è una pratica rastrelliera per biciclette con la vocazione della scultura.

Bike Cave: soluzione per esterni

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Non avete un garage, ma soltanto un giardino dove riporre la vostra bici?  Nessun problema grazie a Bike Cave di TidyTent: un’utilissima tenda che vi permetterà di parcheggiare la vostra bici in giardino in modo sicuro e al riparo dalle intemperie.

Panchina portabici di ADD Innovation

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Lo spazio è un bene prezioso negli ambienti urbani ed in particolare sui marciapiedi. Questa concept originale coniuga insieme design e funzionalità combinando tra loro una panchina e una rastrelliera portabiciclette.

718 made in Brooklyn

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Ecco un altro elegante portabici da parete dal design accattivante. E’ realizzato in legno e grazie alle sue linee curve può essere inserito tra i tubolari del telaio permettendo di appendere la bicicletta al muro. Ideato da 718 made in Brooklyn.

Rastrelliere a New York City

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La città di New York ha indetto un concorso per progettare un rack porta bicicletta elegante e funzionale. La giuria ha selezionato dieci proposte finaliste tra le quali è risultata vincente quella dei designer Maarten De Greeve e Ian Mahaffy che con la loro ruota argentata si sono aggiudicati il podio. Il rack è stato poi prodotto in più esemplari ed installato sui marciapiedi della città.
Green Pod: un parcheggio per biciclette ad energia solare
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Se anche voi non usate la bici per andare in ufficio perché preoccupati di arrivare al lavoro sudati e maleodoranti beh c’è un’idea che forse fa al caso vostro.
E’ il nuovo Green Pod, ideato dalla Penny Farthings, un parcheggio per biciclette ad energia solare che vi consentirà, non solo di custodire il vostro mezzo a due ruote, ma anche di farvi una doccia rinfrescante prima di andare in ufficio.

Share Lock: la rastrelliera a prova di ladro e ad energia solare

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Share Lock è un'idea tutta italiana frutto della collaborazione di tre aziende presenti nel settore della sicurezza stradale (Snoline), dell'IT e della componentistica elettronica (Logital) e della metalmeccanica (Officine Locati Monza), e presentato in questi giorni all'Autodromo di Monza. Consiste in una “rastrelliera” dotata di attacchi meccanici che provvedono, con adeguata robustezza, a bloccare il telaio della bici. Come dire: una sorta di “parcheggio sicuro”, alla quale viene aggiunto un sistema di video sorveglianza e di controllo degli accessi elettronico. Un po' come avviene per i parcheggi pubblici destinati alle auto. Per l'alimentazione del sistema, viene anche indicata la possibilità di utilizzare dei pannelli solari per creare un vero e prorpio parcheggio fotovoltaico. Un modo per rendere ancora piùeco friendly questo dispositivo.
Pedalate gente, pedalate!

Smog, a Malpensa ci pensa l'asfalto:


malpensa-i3A Malpensa il primo "asfalto mangiasmog" della penisola. Presso lo scalo milanese, più precisamente al Terminal 1 dell'aera aeroportuale, è in questi giorni in fase di sperimentazione un suolo anti-inquinamento. Lo ha annunciato la Sea, societa' che gestisce l'aeroporto varesino e quello di Linate.
Si tratta di un progetto pilota che il presidente Giuseppe Bonomi vorrebbe presto estendere alle piste di decollo e atterraggio: "Abbiamo misurato una riduzione del 9-10% nelle concentrazioni degli ossidi d' azoto".
La rivoluzione risiede in un particolare cocktail d'acqua e biossido di titanio, una sorta di "colla" in grado di assorbere lo smog e ripulire l'aria circostante. I tecnici la chiamano "Coverlite", un prodotto fotocatalitico che con un processo simile a quello della fotosintesi clorofilliana trasforma i gas inquinanti in sali.
"Iniziative come questa - ha osservato il vicedirettore nazionale di Legambiente, Andrea Poggio - possono fare molto per ridurre l' inquinamento. In futuro si costruirà diversamente da quanto si è fatto fino a oggi, a partire proprio dalle strade".

24/11/11

Le 7 R da rispettare contro lo spreco:


Diseducare vecchie abitudini esplorando nuovi percorsi per contribuire a ridurre il volume dei rifiuti

R&R&R&R&R&R&R non è la sigla di una rutilante rock&roll band, bensì il motto dei nostri tempi: riduci, riusa, ripara, ricicla, risparmia, risorsa, ripresa. Se non l’avete ancora fatto vostro, ora è il momento. Dal 19 al 27 novembre, l’Unione Europea arruola tutti i cittadini a ridurre il più possibile i rifiuti, con la speranza che le buone azioni diventino abitudine. In 40 anni la popolazione mondiale è quasi raddoppiata e più del doppio è il volume dei rifiuti urbani pro capite in Europa, che oggi ammonta a 514 chili. Secondo l’ultimo dato Ispra noi italiani arriviamo a 532 a testa. A questo aggiungiamo 50 mila chili di risorse naturali pro capite che servono per produrre, distribuire e smaltire le nostre innumerevoli cose. I grandi inquinatori si sono spostati a est e se gli altri Paesi emergenti ci imiteranno saremo letteralmente sommersi da materiali sempre più complessi, rifiuti tecnologici, chimici, tossici. La natura non riesce a starci dietro. Non riesce a ricostruire ciò che distruggiamo, a depurare i veleni di cui la inondiamo, a rigenerare nutrimento per le sue creature, a correggere gli squilibri che noi arrechiamo. Non c’è molto da discutere. C’è molto da fare, con entusiasmo, buon senso, fantasia e coraggio, insieme a milioni di persone già impegnate a restituire valore autentico alla storia umana. Il 62,5 per cento dei nostri rifiuti va ancora in discarica, senza contare 7 milioni di tonnellate di ecoballe ancora stoccate in Campania! È ora che il governo decida di occuparsene con visione e responsabilità per invertire la rotta. I Comuni che sono passati alla raccolta porta-a-porta, in soli quattro mesi hanno raggiunto una quota di differenziata del 70 per cento. Cambiare si può. Disinnescando piccole abitudini che ci fanno ripetere sempre gli stessi gesti, rimontando coreografie quotidiane fatte di scoperte e nuove esperienze, diventando più selettivi, stabilendo un rapporto diverso con le cose, esplorando nuovi percorsi per procurarci ciò che serve o è fonte di autentico piacere. Il fermento creativo e collettivo che spazza il mondo e pullula anche nel nostro Paese, è contagioso e offre ispirazione per grandi e piccoli cambiamenti. Partiamo dal basso. Dal nostro «bidone». La pattumiera degli italiani è suddivisa più o meno così: 30% scarti di cucina e giardino, 25% carta e cartone, 15% plastiche, 8% vetro, 5% legno, 3% tessuti, 3% metalli, 10% materiali misti non riciclabili.
RIDUCI - Chiunque può limare qualche chilo di rifiuti riducendo involucri, acquistando prodotti sfusi quali frutta, verdura, pasta, cereali e molto altro, ricordando di portare i contenitori da casa e, laddove non è possibile, preferendo materiali compostabili alle plastiche; portando con sé borse riutilizzabili da riempire all’occorrenza. Le mie preferite sono in rete di cotone elasticizzato. Tengono fino a 25 chili di peso, si adattano alla forma del contenuto. Chi si muove in auto avrà una scorta di sporte nel baule. Spesa grossa? Entrando in negozio, chiedete se ci sono cartoni vuoti. Arrivare alla cassa impreparati significa dover scegliere tra: sacchetti di carta (riciclabili, possono essere di carta riciclata), ma che non sempre risolvono, sacchetti di plastica vegetale (compostabili, dopo 90 giorni resta meno dell’1 per cento del prodotto originale, riconoscibili al tatto perché vellutati, utilizzabili, una volta a casa, per la raccolta dell’umido), ma che sono poco adatti a svolgere la funzione primaria di trasporto perché si rompono facilmente e, infine, i nuovi sedicenti shopper biodegradabili (assomigliano a quelli vecchi in polietilene, sono di plastica resa degradabile con l’aggiunta di prodotti chimici) che decomponendosi lasciano piccole frazioni che non sono bio-compatibili. Questi ultimi sono perciò da evitare e non possono essere usati per il conferimento dell’umido. Per approfondire, www.portalasporta.it. Il bidone dimagrisce se sostituite la carta da cucina con strofinacci di stoffa, se al posto delle pellicole alimentari usate contenitori riutilizzabili, se evitate i prodotti monouso. E il cibo? Ogni giorno, in Italia, vengono buttate 4 mila tonnellate di alimenti ancora commestibili. Per sottrarsi a questo spreco aberrante è utile svuotare completamente il frigo prima di riempirlo di nuovo, fare una lista della spesa e raccogliere ricette per cucinare gli avanzi. Ogni regione ha le sue, dalla pappa al pomodoro alla polenta abbrustolita e la pasta al salto; ogni famiglia ha una suocera o una nonna cui far ricorso. Anche il «compost» è utile per dare nuova vita ad avanzi, scarti di cucina, dell’orto o del giardino. È un processo naturale che trasforma materia organica in terriccio. Quanto all’acqua, quella del sindaco è ancora sottovalutata, può integrare bene la nostra scorta idrica quotidiana, alternata a quella minerale da fonti vicine, in vetro a rendere. Tenere d’occhio la spazzatura quotidiana è il modo migliore per ridurla.
RIUSA - Mettiamo da parte tutto ciò che può svolgere ancora una funzione: carta per appunti; matite, pennelli; buste per altre consegne; sacchetti del pane da riportare per spese successive o per tamponare i fritti; la plastica che avvolge le riviste, tagliata dal lato corto invece che strappata, per avvolgere una merenda, dal panino alla frutta secca; carta velina dei negozi per i cambi stagione… diamo sfogo alla fantasia.
RIPARA - Cucire una toppa al maglione, aggiustare una vecchia lampada, rivestire una sedia o la vecchia poltrona, risuolare un paio di scarpe, portare piccoli elettrodomestici in una bottega aggiusta tutto, sono azioni utili per alleggerire le nostre discariche.
RICICLA - I materiali non separati non sono riciclabili. Quelli più facili da riconoscere sono l’alluminio e il vetro (il pyrex non va col vetro e nemmeno la ceramica). Non tutto quello che si chiama carta è riciclabile: la carta chimica degli scontrini, la carta oleata e molti sacchetti dei biscotti, dove il test da fare è quello di strappare l’involucro quando è vuoto e osservare la fibra. Se vedete una pellicola di alluminio o di plastica, va nell’indifferenziato. Il cartone della pizza va con la carta senza avanzi di cibo (un po’ di unto non è un problema). I contenitori per le bibite in Tetra Pak sono un composto di plastica, carta e alluminio, alcuni Comuni li raccolgono con la carta, altri con la plastica. In alcuni impianti ora il Tetra Pak viene riciclato. In generale il packaging polimaterico e in plastica è un problema. La legge italiana prevede che solo gli imballaggi possono essere gettati nel sacco per la raccolta differenziata, puliti da residui organici e separati da altre componenti. Che fare delle biro, dei rasoi, degli spazzolini da denti e della miriade di prodotti usa e getta di cui riempiamo le nostre case? Bisogna ridurli. Esiste una buona offerta di prodotti alternativi in materiali riciclati e riciclabili. Usiamoli, insieme a quelli durevoli. I contenitori di prodotti ecocompatibili sono sovente progettati per essere facilmente smontati. Sono meglio dentro e fuori.
RISPARMIA - Il mondo artificiale creato dall’uomo è in trasformazione. La nuova generazione di oggetti intelligenti a volte è più cara, ma l’investimento premierà a lungo termine. Scegliendo contenuti e contenitori di qualità, prodotti durevoli, locali, stagionali, a filiera corta, alimentiamo il progresso e lo sviluppo sul territorio, alleggeriamo l’impatto ambientale, riduciamo gli sprechi. È una catena virtuosa che speriamo venga presto sostenuta da politiche incentivanti. Allineare consumi e tutela ambientale darà i suoi frutti quando l’Italia si deciderà a fare sistema.
RISORSA - L’Italia è una grande risorsa: paesaggi, città d’arte, culture, saperi, sapori; il genio italiano è una risorsa: la fantasia, la capacità di progettare, la voglia di difendere il nostro onore; i giovani sono una risorsa, gli anziani sono una risorsa. Molta energia creativa giace latente. È ora di risvegliarla. Persino i rifiuti sono una risorsa, quando li mettiamo al posto giusto.
RIPRESA - Agli atleti s’insegna a immaginare la vittoria prima di affrontare una gara. La ripresa, per ora, possiamo solo sognarla. I nostri leader sono stanchi, ma se la loro mancanza di visione offusca anche la nostra, siamo vinti in partenza. Collaborare e comunicare sono la chiave di svolta per la ripresa. Ringrazio l’ingegnere chimico Walter Giacetti per l’elaborazione di dati complessi e il «rifiutologo» Roberto Cavallo che, nel nuovo libro Meno 100 Chili, ricette per la dieta della nostra pattumiera (Edizioni Ambiente), offre una visione chiara, pratica e utile di come affrontare la questione rifiuti.

I pannelli solari nel carrello, la novità di Coop:


Per acquistare il kit di un impianto fotovoltaico serve normalmente recarsi presso aziende e rivenditori specializzati. Oggi però si può acquistare il “pacchetto fotovoltaico” anche nella catena dei supermercati Coop, che mettono a disposizione moduli della potenza di 2,8 kilowatt, quanto basta per accontentare le esigenze energetiche di una famiglia media.
Denominata “Il Sole nel carrello”, l’iniziativa è stata avviata in 4 ipermercati dell’area Adriatica/Nord-est: a Bologna, Ravenna, Reggio Emilia e Pordenone.
Due sono i kit proposti, uno internazionale e l’altro certificato “Made in Ue”, che permette al titolare dell’impianto di beneficiare di un ulteriore bonus del 10% sulla tariffa incentivante: i pressi sono di 10.770 euro per il kit europeo e di 9.900 euro per quello internazionale.
I clienti che firmeranno il contratto tra novembre e dicembre, beneficeranno di un ulteriore sconto pari a 250 euro. Prezzi convenienti, risparmi significativi sulla bolletta elettrica, attenzione e rispetto per l’ambiente: sono questi i tre vantaggi tratteggiati da Coop per i cittadini che decideranno di acquistare i pannelli.
Partner tecnico del progetto è Fase Engineering, società specializzata nella progettazione e installazione di impianti ad energie alternative, con sede a Forlì. Auspichiamo che la proposta possa venire presto estesa a tutta la rete degli Iper-Coop presente sul suolo nazionale.