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24/11/11

Ecotech Institute, nel Colorado una scuola per i green-jobs:


Cresce sempre più impetuosa  la domanda di “green jobs”, e così anche il mondo della scuola deve iniziare ad adeguarsi a ciò che il mercato del lavoro richiede. Parliamo di istituti specializzati, in grado di formare tecnici abilitati per le professioni d’azienda.
Il modello è sicuramente rappresentato dall’Ecotech Institute, il primo centro di studio dedicato esclusivamente alle materie di sostenibilità. Realizzato negli Stati Uniti, a Denver, in Colorado, l’istituto propone corsi biennali in ben otto settori di sviluppo.
Gli insegnanti sono qualificati, la scuola – che ha aperto i battenti nel 2010 – non poteva che essere posizionata in un edificio “amico” dell’ambiente. A cominciare dai colori vividi. Una struttura imperniata intorno all’energia del sole e del vento, le due forze naturali che rappresentano anche il cardine dei programmi didattici.
Progettazione, installazione e assistenza: intorno a questi tre concetti vengono organizzate le lezioni teoriche e le esercitazioni pratiche. In modo da forgiare figure professionali pronte a inserirsi da subito e al meglio nel contesto delle aziende bio-proattive.
Un esempio che dovrebbe essere seguito anche in Italia, e in tutto il Vecchio Continente.

L’osservatorio delle alci in Norvegia: una eco-architettura ispirata al paesaggio nordico,


La principale attrazione della Norvegia è senza dubbio il suo paesaggio: i fiordi del sud-ovest,  Capo Norddenominato “la terra del sole di mezzanotte” dove è possibile osservare questo fenomeno dal 14 maggio al 29 luglio e dove la notte polare dura dal 18 novembre al 24 gennaio, e l’entroterra montuoso che offre un paesaggio ideale per gli amanti della natura.
Proprio al paesaggio nordico è ispirato il padiglione panoramico norvegese del Wild Reindeer Centre in prossimità del Parco Nazionale del Dovrefjell realizzato dallo studio di architettura Snøhetta. La realizzazione dell’opera parte dall’idea dei suoi architetti di fondere nei loro progetti architettura e paesaggio.
I processi architettonici che Snøhetta promuove si fondano sull’ascolto, la comunicazione, la valorizzazione delle culture locali, l’impegno sociale e soprattutto sul creare un legame stretto con il contesto ambientale in cui si inseriscono. Il padiglione dell’osservatorio delle alci norvegese pur essendo una costruzione robusta si sposa perfettamente con la filosofia dei suoi architetti permettendo ai visitatori di immergersi nella splendida cornice paesaggistica del luogo, sede del bue muschiato, delle volpi artiche e delle renne che vagano in mezzo a una ricca varietà di piante e vedute mozzafiato.
Il padiglione è stato commissionato dalla fondazione norvegese renne selvatiche per consentire ai visitatori di poter osservare la vasta gamma di renne presenti. Un telaio in acciaio rettangolare contiene il nucleo in legno del padiglione e una parete a vetrata costituisce l’area di osservazione panoramica che si affaccia  sulla montagnaTverrfjellet ad un’altitudine di 1200 metri. La struttura in legno di pino dell’interno del padiglione è stata appositamente modellata per crea un effetto ondulato che riprendesse le curve delle montagne circostanti. I posti a sedere dedicati ai visitatori sono dello stesso legno e riscaldati da un camino sospeso.
Clicca sull'immagine per vedere le più belle foto della struttura
Accanto ai messaggi sempre ugualmente riconoscibili, ricchi di contenuti intellettuali rivolti al mondo globalizzato caratteristici delle opere architettoniche di Snøhetta, il padiglione norvegese sottolinea la  ricerca di un rapporto vero con il paesaggio ambientali ed umano del territorio in cui si colloca, creando al visitatore la sensazione incredibile di fondersi con ciò che sta osservando, diventando parte di quella natura e di quella vegetazione incontaminata.

23/11/11

Sistema LOTUS, l'arredo urbano in chiave ecologica:


Il primo sistema modulare di arredo urbano “sostenibile”, funzionante con tecnologia fotovoltaica. In una sola parola Lotus, è questo il nome del progetto tutto italiano presentato nei giorni scorsi presso il Campus Tecnologico Energy Park a Vimercate, Monza Brianza.
La firma è dell’architetto Giancarlo Zema, che prendendo spunto dalla forma delle foglie ancorate al terreno, ha dato forma a una struttura dotata di sedute e pensiline fotovoltaiche destinato al posizionamento in parchi e aree di sosta. Il concetto di modularità si realizza intorno a un unico elemento tubolare, montato a raggiera. Pian piano che nelle sue forme “cresce”, Lotus mette in mostra le sue molteplici configurazioni, in grado di riparare dalla pioggia, illuminare l‘ambiente circostante (con tecnologia LED) e generare energia: dalla variante di partenza con un’unica foglia piccola da 4 mq di superficie fotovoltaica per una produzione di 500W fino a quella con foglia grande da 19 mq  per 2.8KW.
L’arredo offre anche un punto di ricarica per auto elettriche, gestito da un sistema centralizzato di info point, dal quale è possibile ricaricare pagando l’approvvigionamento con bancomat o carta di credito.
Lotus si integra perfettamente nell’ambiente circostante, per le sue forme e anche per le combinazioni cromatiche messe a disposizione da una vasta gamma di verniciature rigorosamente ecologiche, La firma di questa geniale invenzione andrà a vantaggio dell’azienda che ha commissionato il concept, la bergamasca LumineXence. Nelle vesti di sponsor hanno inoltre collaborato diverse aziende leader nel settore della produzione di soluzioni tecnologiche al servizio del sostenibile.

Uganda, crollo della produzione di caffè, a rischio l'economia del Paese:

La produzione di caffe' in Uganda e' crollata da 15 mila tonnellate a 5 mila. Questo fenomeno, secondo gli esperti, sarebbe legato al cambiamento climatico, che ha causato varianti stagionali laddove fino a poco tempo fa temperatura e umidita' erano costanti per tutto l'anno. L'economia agricola dello stato africano, fondamentalmente monoculturale, dipende dal caffe': secondo i coltivatori locali la produzione e' calata per via della siccita' che ha colpito diverse zone del territorio e la mancanza di acqua ha anche rallentato il corso dei fiumi, facendo diminuire la capacita' produttiva delle tre centrali idroelettriche che servono il territorio.

Nel futuro, solo guardaroba sostenibili:

Lana, sughero e rafia, rielaborati con estro sartoriale: materie prime naturali usate per abiti e accessori

Da Sette Green
Nel guardaroba del futuro
solo vestiti sostenibili
Lana, sughero e rafia, rielaborati con estro sartoriale: materie prime naturali usate per abiti e accessori

La sfilata 
in Calle Serrano a Madrid (da Campaign for wool)La sfilata in Calle Serrano a Madrid (da Campaign for wool)
Evanescente la creatività, concreti e soprattutto naturali i “mezzi” per darle corpo. Così, se lana, sughero e rafia non sono certo nuovi a essere materie prime per la fashion creativity, oggi sono in prima linea perché protagonisti su passerelle dalla sviluppata sensibilità eco. Tanto da arrivare a vere e proprie crociate green. Come nel caso della lana, con tanto di regale paladino: Carlo d’Inghilterra. Nel 2008 prince Charles ha lanciato The Campaign for Wool, progetto nato perché l’utilizzo di lana e derivati, soppianti quello dei sintetici, la cui produzione inquina l’ambiente. CAMPAGNA - Risultato? Dallo scorso anno la Campagna si è trasformata in un fenomeno “oltre Manica” con tanto di International Wool Week. Dopo Londra ha coinvolto altre metropoli: da Tokyo a Düsseldorf, da Amsterdam a Oslo, da New York a Madrid. Quest’ultima a ottobre ha visto la centralissima Calle Serrano trasformarsi nell’Avenida de la Lana con tanto di sfilata e installazioni. La Campagna continua la sua marcia di sensibilizzazione fashion: nell’autunno 2012 toccherà Francia, Italia e Cina. Un progetto che va oltre il sostegno del mercato laniero. Il Regno Unito ha nel suo dna una sensibilità green: dal London College of fashion, dove è già operativo un eco-hub, è stato lanciato in giugno il primo abito catalitico dal tessuto anti inquinamento.
SPERIMENTAZIONI - Moda, come il design, uguale banco di prova per le sperimentazioni green. Specie tra i nuovi designer. Il caso di Silvio Betterelli: sardo di origine, studi a Milano e Plymouth (Fine Art and Textiles Design), dalla terra natale ha voluto portare in passerella il sughero. «Il rivestimento dei tronchi delle querce, dalla texture spugnosa», spiega il designer. Ne ha ricavato fogli poi trattati con resine naturali per dare flessibilità e resistenza al materiale. «Il sughero di suo è un abito: riveste i tronchi. È stato uno splendido lavoro concettuale. Avvolgendoci le modelle ho ridato a questo materiale l’originaria funzione protettiva». Sempre di creativi di nuova generazione si parla anche nel caso dell’israeliana Mirit Weinstock. Tra i “Sei talenti” presentati a settembre da White Milano, salone internazionale di moda contemporanea. Formatasi tra Londra e Parigi, al fianco di McQueen ed Elbaz (Lanvin), la designer di Haifa ha scelto la rafia e i rami come materie prime per i suoi gioielli scultura giocando sul mix con i metalli preziosi. È aperto un nuovo capitolo per i materiali eco fashion. Sapendoli «trattare» per il verso giusto sono il guardaroba del futuro.